Intervista a Lida Alicia Rodriguez Romero

Il sorriso di Lida riempie l’aula Torre, in una bella mattina di primavera. Il suo entusiasmo è contagioso, ed il colloquio così piacevole ed interessante che il tempo vola… Lida viene da Cuba ed è in Italia da tre anni, per studiare la viola con Antonello Farulli.

Come hai incontrato la musica?
Non vengo da una famiglia di musicisti, ma di operatori sanitari, medici e infermieri.
Da piccola frequentavo le lezioni di danza classica, ma non mi piaceva così tanto; ero invece molto attratta dal suono del pianoforte che ci accompagnava. Alla fine ho lasciato la danza e ho fatto le audizioni per la scuola di musica, dove avevo scelto di suonare il violino. C’erano solo due posti, in tutta l’Avana, ed il secondo l’ho preso io! Mentre stavo seguendo il percorso di studi di violino, la mia scuola ha ricevuto una donazione di otto viole: avevo 13 anni e la mia insegnante -che mi chiamava lagarta (lucertola), perché sono alta, ed ho le mani lunghe- mi ha spinto a provare la viola: per un anno ho suonato entrambi gli strumenti, ma con la viola ho subito iniziato ad essere chiamata a suonare, perché anche all’Avana i violisti erano pochi. Quindi ho deciso di passare definitivamente a viola.
Ho seguito il percorso formativo presso il Conservatorio Provincial “Amadeo Roldàn” e mi sono diplomata. Un anno prima del diploma ho avuto la possibilità di entrare nella migliore orchestra dell’Avana, il Lyceum Mozartiano, un’iniziativa patrocinata dal Mozarteum Salzburg. Il 90% dei musicisti che compongono l’orchestra proviene dall’Istituto Superiore di Arte dell’Avana, cui si accede dopo il Conservatorio Provinciale.
Ho suonato nel Lyceum fino al giorno della mia partenza, ed è stata una grande esperienza formativa; ho imparato tantissimo, anche a proposito della divulgazione musicale, che è uno dei cardini su cui poggia il progetto: i giovani musicisti cubani portano la musica europea al grande pubblico del nostro Paese, e perfino la sede dell’orchestra è in uno dei quartieri più popolari.


Però ad un certo punto hai deciso di lasciare Cuba…
Il maestro Antonello Farulli aveva saputo di me, avendo ricevuto una mia registrazione video da alcuni conoscenti. Aveva detto loro: “Cercate di portarla qui”. Uscire da Cuba è molto difficile: i miei genitori non hanno mai lasciato il Paese, quindi la mia partenza è stata per tutti un’emozione molto forte. La sera prima di partire ho suonato per l’ultima volta con il Lyceum Mozartiano, e al termine del concerto i miei compagni mi hanno abbracciato, tutti insieme, per trasmettermi la loro forza, il loro affetto ed il loro incoraggiamento. Un abbraccio gigantesco, che si ripete ogniqualvolta uno di noi ha la possibilità di andare via.
Sono arrivata qui la domenica (era il dicembre 2013), ed il martedì successivo, alle 9, ero qui a Fiesole.

Come hai ottenuto i documenti per l’espatrio?
All’epoca avevo un ragazzo italiano, che avevo conosciuto a Cuba (dove era venuto a studiare): grazie a lui non è stato difficile ottenere un visto turistico, così mi ha portata qui, e per un mese mi ha ospitato. Dopo tre mesi ho sostituito il visto turistico con un altro per motivi di studio.

Com’è stato l’impatto con l’Orchestra Giovanile Italiana?
Ricordo che, appena arrivata, il maestro Farulli mi chiese se mi sarebbe piaciuto suonare in orchestra… Io lo facevo da quando avevo 12 anni!
Da Giovanna Berti ho ricevuto la prima chiamata per suonare nell’Orchestra Giovanile Italiana; era la fine del 2013, e da allora ho partecipato a moltissime attività dell’OGI, ma sempre come aggiunta.
Ho preferito fare così, perché sono spesso impegnata a suonare in giro, e già frequentare le lezioni e trovare il tempo per studiare è difficile. Temendo di non poter esser sempre disponibile, non voglio assumere l’impegno della partecipazione all’intero corso... In realtà da tre anni prendo parte a tantissime delle attività dell’orchestra. Se manca una viola, ci sono! E dalla segreteria dell’OGI mi chiamano praticamente sempre…
Dico sempre che non sono stata io a scegliere la Giovanile, è l’OGI che ha scelto me! La cosa che più mi ha colpito è la magia di questo incontro, tra tanti ragazzi da tutta l’Italia: l’amicizia con loro rimane, anche se molti di loro hanno via via concluso il corso. L’esperienza dell’OGI è stata per me l’abbraccio italiano: non conoscevo nessuno, non parlavo la lingua, non sapevo se avrei continuato a suonare… Con la Giovanile si è aperta di nuovo una porta, è stata come una bella prosecuzione del lavoro che facevo al Lyceum.

Cosa ti ha maggiormente colpito nell’esperienza dell’OGI?
Essere con Daniele Gatti al suo corso di direzione d’orchestra presso l’Accademia Chigiana è stato indimenticabile… non avevo mai avuto un’emozione così grande, di vedere che con un solo gesto tutta l’orchestra potesse essere lì, come “avvolta” intorno alla bacchetta del Maestro.
Un’altra esperienza magica è stata suonare La clemenza di Tito al Mozarteum di Salisburgo. Non potevo credere di essere lì: ho scritto ai ragazzi del Lyceum Mozartiano, e tutti erano commossi per me. Ho mandato anche una foto della casa di Mozart ai miei genitori, ed il mio babbo mi ha subito risposto: “Sei in serie A!!”
Anche entrare al Teatro del Maggio, per suonare sotto la direzione di Nicola Paszkowski, è stata una grande emozione.
Il mio sogno più grande è ora poter suonare diretta da Riccardo Muti e alla Scala: quando questo avverrà, mi dirò che ce l’ho fatta, e da sola!

Riesci a mantenerti, suonando? Oppure usufruisci di una borsa di studio?
Non ho mai avuto una borsa di studio, purtroppo. L’anno scorso l’avevo richiesta, ma servivano i documenti della mia famiglia, e il fatto che mio nonno sia un medico ha complicato le cose, perché i medici e gli insegnanti a Cuba sono particolarmente ostacolati nella mobilità, ed hanno più difficoltà ad ottenere certi documenti. Ho fatto ricorso, chiedendo all’Ambasciata di certificare la responsabilità degli uffici di Cuba nel ritardo d’invio dei documenti. L’Ambasciatrice ha mandato la lettera che avevo chiesto, ma il documento è arrivato comunque troppo tardi e… non ho potuto ottenere la borsa.
Per mantenermi, da quando sono in Italia ho fatto mille lavori diversi: sono stata baby sitter, cameriera, aiutante in cucina, e perfino ballerina brasiliana per il carnevale…
Da tre mesi ho iniziato un progetto culturale di musica cubana e sudamericana: ogni giovedì suono in un locale cubano in S. Lorenzo, nel cuore di Firenze, Sabor Cubano… siamo un quartetto con viola, pianoforte, chitarra e percussioni. La cosa buffa è che non avevo mai suonato quel repertorio, che è invece proprio quello tradizionale della mia terra… È una sensazione bellissima, raccontavo ieri ad un’amica che non mi ero mai sentita così “artista”, ed ogni settimana arrivo a questo appuntamento con grande gioia. Facciamo noi tutti gli arrangiamenti, ed anche un po’ di teatro e dramma… Abbiamo un pubblico italiano affezionato ed entusiasta, che troviamo ad aspettarci molto prima dell’orario di inizio.
Mi piace essere una musicista completa: di mattina suono magari con la Camerata de’ Bardi di Borgo, o con la Camerata Strumentale di Prato, mentre alla sera mi puoi trovare in un “mondo musicale” completamente diverso. A volte partecipo anche a qualche festival di musica contemporanea…

Com’è il tuo rapporto con il maestro Antonello Farulli?
Siamo diventati padre e figlia, abbiamo un rapporto ottimo: lui mi ha dato tantissimo! All’inizio sono stata nei guai, perché il ragazzo con cui sono venuta in Italia, nonostante avesse vissuto con la mia famiglia per quattro anni a Cuba, e ricevuto ospitalità e calore, una volta arrivati in Italia mi ha lasciato, e dunque da un giorno all’altro mi sono trovata senza casa, senza appoggi, senza mezzi e senza parlare la lingua.
Ricordo che scrissi a mio padre: “Credo che stanotte dormirò all’aperto… ma non ti preoccupare, sono giovane…”.
E lui mi rispose immediatamente, spaventatissimo: ”Ti ordino di non farlo!!”.
In quel momento l’aiuto del maestro Farulli è stato essenziale: mi ha aiutato a sistemarmi temporaneamente presso un’altra sua allieva, Midori Maruyama, in una casa piena di studenti giapponesi…
Ho ricevuto da Farulli un grande appoggio, mi ha rassicurato sul fatto che venire in Italia era stata una buona idea (anche se in quel momento non ne ero più così convinta…); mi ha detto di concentrarmi e studiare. Chiamava ogni giorno Midori per sapere come stavo, e cosa stessi facendo.

Cosa hanno aggiunto le sue lezioni al tuo modo di suonare?
Metodologicamente, dopo l’insegnante che a 13 anni mi aveva aiutato a passare a viola, non ho avuto grandi esperienze didattiche a Cuba. Al Conservatorio Provinciale dell’Avana non ho trovato insegnanti così validi. La mia tesi l’ho scelta e preparata da sola, e ne sono orgogliosa: perfino la mia insegnante lo ha detto alla commissione, e mi hanno dato il massimo punteggio.
Quando sono arrivata da Antonello Farulli ero da tanti anni senza un insegnante… Nella sua classe ho trovato un approccio didattico e metodologico che funziona e mi sta aiutando a cambiare tantissime cose nel mio modo di suonare. Lavoriamo sui pezzi, con esercizi efficaci, finalizzati al superamento dei problemi.

Che tipo di percorso stai seguendo all’interno della Scuola?
Per i primi due anni ho seguito il corso di perfezionamento, ma dall’anno scorso ho deciso di frequentare il triennio, perché il mio diploma cubano non mi garantisce l’accesso a tutti i concorsi nella UE.
Ora sono al secondo anno: ho avuto la convalida degli esami già sostenuti di storia della musica ed armonia, mentre devo fare gli esami di informatica musicale, musica da camera, quartetto, il secondo esame di pianoforte…

Sei anche nel team didattico che segue l’Orchestra Inclusiva, il progetto recentemente inaugurato in collaborazione con la Fondazione Esagramma per avvicinare musica e disabilità…
Sono una delle cinque docenti, e sono felicissima di avere questo appuntamento ogni venerdì, dalle due e mezzo alle sette: gli allievi sono divisi in due gruppi, uno di bambini ed uno di adulti. Stiamo constatando grandi progressi, e ci sono dei momenti davvero speciali: un ragazzo con gravi problemi psichici e motori, che normalmente non è in grado di compiere nessun gesto in autonomia, un giorno ha suonato da solo il gong, ed è stata un’emozione grandissima. Il responsabile di Esagramma che era con noi si è accorto che mi ero commossa, e mi ha chiesto se tutto andasse bene.
Il lavoro che facciamo nell’Orchestra Inclusiva è molto particolare: all’inizio abbiamo ricevuto da alcuni insegnanti le nozioni essenziali per avvicinare i ragazzi agli strumenti utilizzati, che sono l’arpa, il violoncello e le percussioni.
Per ogni pezzo che suoniamo insieme, i ragazzi cambiano strumento, e noi ci spostiamo con loro. Ogni ragazzo ha un docente al suo fianco, che lo aiuta e lo assiste.
Un responsabile della Fondazione Esagramma è sempre con noi, sia il giovedì sia il venerdì: il giovedì c’è la professoressa Licia Sbattella, la fondatrice di Esagramma, a cui si deve l’elaborazione del progetto.
Di volta in volta ci preparano a ciò che faremo nella lezione, proviamo per un po’ e poi iniziamo a lavorare coi ragazzi, che sono molto motivati; alcuni di loro sembrano aspettare per tutta la settimana questo appuntamento con la musica.
Il nostro gruppo didattico è ben affiatato: Rita, Stefano, Virginia ed Erica sono davvero fantastici!
È un’esperienza molto forte, da cui sono certa di ricevere più di quanto offro.

Sei mai tornata a Cuba in questi anni?
Ho rivisto la mia famiglia dopo due anni e mezzo, nel settembre scorso… ho due fratelli più piccoli, di cui uno adolescente che ho ritrovato uomo, e mi ha perfino preso in braccio!

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