Cultura Commestibile
Sul settimanale on line Cultura Commestibile sono comparse alcune testimonianze in memoria di Claudio Abbado. Riproponiamo qui di seguito le parole di Lorenza Borrani, per molti anni vicina al Maestro in tante magnifiche realizzazioni musicali.

Sottile e freddissima come la pioggia di quella mattina di gennaio arriva la notizia della scomparsa di Claudio Abbado.
Si propaga attraverso frammenti di sms, mezze parole, piccole, poche, velocissime e freddissime. E così piano piano ci siamo ritrovati in mezzo ad una tempesta di testimonianze, addii, ringraziamenti. Non è facile scrivere ancora qualcosa. Forse è già stato detto tutto. E le parole non erano nemmeno la forma di comunicazione preferita da questo nostro grande maestro.
Ma ci sono stati commenti anche più razionali, più distaccati, forse di persone che non avevano avuto un gran contatto con lui, o che addirittura si erano sentite offese o mancate di rispetto dal suo modo di agire. In fondo, dicevano, Claudio Abbado aveva avuto una vita lunga, piena di soddisfazioni, era comunque anziano e malato, per quanto la notizia potesse essere di rilievo, “andava bene così”.
Ma cosa significa? A cosa serve, a chi serve? Potrei anche in parte arrivare a comprendere, addirittura condividere, il punto di vista di alcuni, se non fosse che ai miei occhi e forse agli occhi di tutti coloro che hanno avuto la possibilità di essere una piccola particella del suo mondo, Claudio Abbado non è mai stato anziano, né tanto meno malato. Lo scrivo con quella sicurezza con cui un bambino indica un disegno da lui fatto, apparentemente un abbozzo di segni senza senso, affermando che rappresenta un cavallo che salta una staccionata. Dentro di sé il bambino vede quello che il disegno in effetti è perché filtrato da tutti quegli schemi che crescendo riconosciamo come “realtà". Claudio era Claudio ed è stato Claudio fino alla fine. Stava a noi decidere se riconoscere il cavallo o l’abbozzo. E ancora oggi sta a noi decidere di smettere di giudicare se un cavallo per essere cavallo deve avere quattro zampe e una criniera o no, sulla carta. Il fatto è che adesso Claudio e il suo mondo immaginario non ci sono più. E con essi scompare la chance di ricreare quella magia di confondere realtà ed immaginazione a tal punto, spesso, da sostituirle. Abbiamo perso un altro uomo imperfetto che credeva nella fantasia e che grazie alla sua imperfezione ha reso possibile l’impossibile semplicemente facendolo, chiedendolo, vedendolo. Non è forse concretizzare, dare vita all’immaginazione, la definizione più alta di arte? Abbiamo perso un artista grandissimo. Se poi quell’artista viveva all’interno di un uomo imperfetto, criticabile, a volte incomprensibile, ciò non toglie la voragine che la sua scomparsa ha lasciato. Non c’è più. Possiamo provare a tenerlo vivo, nel ricordo, nell’essere musicisti migliori, nel cercare di non dimenticare mai la sensazione che rimaneva addosso dopo aver suonato una sinfonia di Mahler con lui, ma di fatto, oggi, siamo tutti più poveri.