Accesso Scuola di Musica di Fiesole

È possibile agli esterni accedere ai locali della Scuola solo previo appuntamento con il personale che si abbia necessità di incontrare
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a cura di Valentina Pagni

Intervista a Gregory Lecoeur

Gli strumenti a percussione della Scuola hanno trovato da qualche tempo una più comoda sistemazione negli spazi dello Stipo, e così è facile incontrare Gregory Lecoeur, primo timpanista dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e docente fiesolano “globale” (oltre al Corso di perfezionamento insegna anche nel Triennio e nei Corsi preaccademici) nei pressi dell’ampia aula 12, tra una lezione e l’altra.

Intervista a Edoardo Rosadini

L’energia e la passione di Edoardo Rosadini scorrono come una linfa nella Scuola: allievo di Piero Farulli e da vent’anni insegnante, Rosadini accoglie gli archi adolescenti nella sua classe di quartetto, i giovanissimi strumentisti nell’Orchestra dei Ragazzi e gli allievi del triennio nell’Orchestra Galilei, ma soprattutto raduna intorno a sé gli studenti più appassionati, che contagia inevitabilmente col suo entusiasmo, esortandoli alla massima dedizione alla causa della musica. I risultati non mancano: la recentissima vittoria di due quartetti della sua classe al Primo Concorso Piero Farulli per Quartetti d’archi Junior è l’occasione per una piacevolissima conversazione.

Intervista a Silvia Careddu

Incontrarla di persona sarà possibile molto presto, dato che Silvia Careddu ha accolto l’invito della Scuola ad insegnare nel Corso di perfezionamento di flauto, condiviso con Chiara Tonelli e Claudia Bucchini.

Intervista a Francesco Dillon

Nel mese di novembre prende l’avvio il nuovo Corso di Perfezionamento di violoncello affidato a Francesco Dillon e Paolo Bonomini.
Francesco vive a Firenze, e così lo abbiamo incontrato in un caffè del centro: è stata l’occasione per una conversazione piacevolissima, che ha delineato la sua maniera originale di abitare la musica, con curiosità insaziabile ed esigente nei confronti del nuovo, ricerca di una via rigorosa e insieme libera nell’interpretazione della musica del passato.
Le ricche e multiformi esperienze di Dillon come solista, camerista, esploratore del repertorio contemporaneo, organizzatore e insegnante sono legate anche all’esperienza fiesolana, perciò è da lì che siamo partiti.

 

Intervista a Ricardo Castro

Da qualche anno Ricardo Castro, notissimo pianista e direttore d’orchestra brasiliano, è entrato a far parte della squadra dei docenti dei Corsi di Perfezionamento della Scuola, e offre agli allievi fiesolani i frutti di un’esperienza poliedrica e originale, che rappresenta una felice combinazione tra talento, impegno e coraggio. Con grande semplicità ci racconta il suo eccezionale percorso formativo e professionale, nel quale il far musica con partner di grande prestigio convive con la lucida consapevolezza del ruolo sociale e culturale del musicista nel mondo di oggi.
Lo incontriamo via Skype, appena arrivato in Europa per riprendere le lezioni alla Haute Ecole de Musique Vaud Valais di Friburgo, in Svizzera, dove insegna dal 1992.

Valentina Peleggi da Fiesole agli USA

Una bella storia d’impegno, talento, passione e coraggio: è quella che ci ha raccontato Valentina Peleggi, lanciata da qualche anno in un’intensa attività internazionale di direttrice d’orchestra.
L’abbiamo vista bambina alla Scuola e, ritrovandola adulta oggi, siamo felici che non sia affatto cambiata. Parla con semplicità dei suoi traguardi importanti, ricorda la Scuola con affetto e gratitudine: ascoltare le sue parole restituisce un significato profondo all’impegno di tutti coloro che, da Fiesole a Londra, da San Paolo del Brasile a Richmond, le hanno insegnato a far musica ed hanno riconosciuto il suo valore musicale ed umano.

Elisso Virsaladze – una vita dedicata alla musica

Il grande talento pianistico ed una formazione severa sono il formidabile bagaglio di Elisso Virsaladze, che attraversa il mondo suonando nei più importanti luoghi della musica, insegnando in scuole prestigiose e partecipando alle giurie dei massimi concorsi internazionali.
Elisso Virsaladze tiene da più di dieci anni un affollato corso di perfezionamento alla Scuola, ed ha accolto molto gentilmente l’invito a raccontarsi, nonostante l’attuale impossibilità di un incontro ravvicinato; l’abbiamo raggiunta al telefono nella sua casa di Mosca.

Le voci dei ragazzi in Erasmus+

Anche i giovani musicisti del progetto Erasmus+, partiti (o arrivati) pieni di entusiasmo, hanno visto la pandemia “congelare” le loro esperienze, in modo del tutto imprevedibile solo pochi mesi fa. Abbiamo contattato tre di loro, per farci raccontare come stanno affrontando la situazione: sono Sarvin Asa, violoncellista della classe di Augusto Gasbarri, Lorenzo Manzotti, chitarrista allievo di Silvano Mazzoni e David Arnau Macià, cornista spagnolo che a Fiesole frequentava le lezioni di Alberto Serpente e Luca Benucci.

Insegnare musica ai tempi del coronavirus

L’emergenza sanitaria ha comportato per tutti repentini cambiamenti ed a Scuola la tempestiva attivazione di varie modalità per la didattica a distanza . Ne parliamo con Marina Raimondi, che a Fiesole tiene una classe di violino e dal 2008 ha avviato l’attività delle orchestre infantili, oggi denominate Micromusici e Piccolissimi Musici.

Musica e Società: il nuovo sistema di orchestre

Poche settimane fa è stata data veste giuridica alla Rete Musica e Società, che da qualche tempo sta riunendo molti soggetti –tra cui la Scuola- a vario titolo impegnati nella diffusione della pratica attiva della musica a tutti i livelli. Abbiamo rivolto alcune domande in merito a Lara Camia, presidentessa della Rete e docente organizzatrice di Trillargento, un articolato progetto formativo inclusivo.

A colloquio con Bruno Delepelaire

Bruno Delepelaire, giovane violoncellista francese, ha conquistato precocemente i più ambìti traguardi professionali: diciannovenne, ottiene nel 2008 il premier prix di perfezionamento all’unanimità presso il Conservatorio di Parigi, nella classe di Philippe Muller; si perfeziona a Berlino con Jens Peter Maintz e Ludwig Quandt nell’Orchestra Academy dei Berliner Philharmoniker. Vincitore di due importanti concorsi internazionali quali Karl Davidoff International Cello Competition (2012) e Markneukirchen International Instrumental Competition (2013), è primo violoncello dei Berliner Philharmoniker dal 2013.

Bruno ha iniziato quest’anno ad insegnare presso la Scuola: la sua presenza a Fiesole non è certo passata inosservata, e molti giovani strumentisti si sono iscritti al suo corso, che prevedeva tre sessioni di lavoro. Al termine dell’ultimo ciclo di lezioni gli abbiamo rivolto alcune domande.

Tutto è iniziato grazie alla nonna... c'è ancora? Ha potuto gioire con te dei grandi successi professionali che sei riuscito a conquistare?
No, purtroppo è morta 12 anni fa, quando ancora ero al liceo, e quindi non mi ha mai visto nelle vesti professionali degli anni più recenti, ma la porto sempre nel mio cuore.

A colloquio con Antonino Siringo

Il Dipartimento Jazz ha recentemente ricevuto l’autorizzazione del MIUR ad erogare da quest’anno i corsi di Triennio per l’ottenimento del Diploma AFAM di I livello. Un grande risultato, ed un riconoscimento della qualità dei nuovi corsi fiesolani, della cui organizzazione si è fatto carico fin dall’inizio Antonino Siringo, coordinatore ed anima di questo progetto.

La notizia dell’accreditamento del Triennio è stata lo spunto per incontrare Antonino, poliedrico artista la cui passione musicale è alimentata da una insaziabile curiosità e dal desiderio di esprimersi in tutte le lingue della musica.

Il tuo nome non “suona” toscano
Infatti sono nato a Siracusa da genitori siciliani, e da bambino mi sono trasferito con loro a Genova; avevo già iniziato gli studi musicali in Sicilia, e nel capoluogo ligure ho frequentato per tre anni il Conservatorio “Paganini”, finché l’incontro felicissimo con Lucia Passaglia non mi ha portato intorno ai 14 anni a Firenze. Desideravo molto studiare con lei, e così i miei genitori mi hanno accontentato, permettendomi di viaggiare in autonomia: a Firenze ero ospite di amici e molto spesso della mia insegnante, per la quale sono stato come un figlio. Mi sono diplomato con lei a 19 anni al Conservatorio “Cherubini”.

A colloquio con Patrizia Ciofi e Christian Federici

Patrizia Ciofi, celebre soprano dall’intensa e festeggiata attività nei principali teatri del mondo, è stata qualche settimana fa a Fiesole per una masterclass insieme al leggendario baritono Rolando Panerai.

 Abbiamo approfittato della presenza di Patrizia per parlare del suo maestro Claudio Desderi, e per ascoltare il racconto a più voci di una curiosa storia di affetti e congiunture astrali, che sta offrendo al giovane baritono Christian Federici la possibilità di un’inattesa e prestigiosa avventura musicale.
Quella che segue è la semplice trascrizione del racconto dalla viva voce dei protagonisti, a pochi giorni dalla serata del 26 gennaio scorso, in cui un foltissimo gruppo di ex-allievi di Claudio Desderi si era riunito a Fiesole per un concerto-omaggio a più voci. Una maratona commovente e allegra, leggera e profonda nel tratteggiare in modo unanime e sentito la ricchezza artistica e umana di Claudio Desderi che, oltre ad essere un insegnante generoso, attento ed entusiasta, ha saputo anche creare un gruppo di amici, che proprio in virtù della strada percorsa insieme sentono oggi di appartenersi.

Patrizia Questo piccolo miracolo è nato alla fine del 2017, grazie al gruppo whatsapp creato da Matelda Cappelletti in occasione della scomparsa del regista Roberto Guicciardini, che aveva curato il Progetto Mozart Da Ponte, per avvertire tutti di quanto accaduto.
Nonostante la profonda tristezza causata a tutti noi dalla notizia, è stato bellissimo ritrovarsi, anzi trovarsi, perché la chat comprendeva allievi di periodi diversi, che non si erano mai incontrati a Scuola.

Intervista a Gianna Fratta

Il Teatro Verdi di Pisa ha ospitato con grande successo la seconda tappa della coproduzione toscana de La bohème, che coinvolge LTL Opera Studio e l’Orchestra Giovanile Italiana. La direzione è affidata a Gianna Fratta, musicista poliedrica e preparatissima della quale abbiamo voluto approfondire la conoscenza in un’interessante conversazione

Tra le prime notizie che appaiono digitando il tuo nome, ho scoperto con sorpresa che partecipi come docente ad un nuovo Master di II livello in Management per la sanità all’Università Bocconi di Milano. Vuoi spiegarci di cosa si tratta?
Insegno da tanti anni e non è la prima volta che mi trovo a far lezione in ambiti professionali estremamente distanti dalla musica. D’altra parte il funzionamento di un’orchestra e il ruolo del direttore sono da tempo studiati per indagare sul concetto di leadership, analizzare le qualità necessarie ad un manager, comprendere i meccanismi che regolano i rapporti all’interno di un gruppo di lavoro. L’orchestra vede la più grande concentrazione di persone in un piccolo spazio, il che comporta la necessità di organizzare il lavoro in modo molto accurato. I meccanismi che regolano l’attività di un gruppo devono esser tesi a valorizzare le singole competenze sottolineando l’interdipendenza di tutti da tutti gli altri e insegnando ad accettare la corresponsabilità del risultato finale. Sono decisamente temi trasversali, con principi applicabili negli ambiti più disparati.

In viaggio nello spazio profondo

Ricordi ed emozioni convivono nella poetica e autoironica autobiografia dello scrittore fiorentino Enzo Fileno Carabba, che ad un certo punto della narrazione incrocia le vie della Scuola: La zia subacquea ed altri abissi famigliari (Mondadori, 2015)

contiene alcune pagine in cui si racconta dell’incontro con Piero Farulli, delle lezioni di strumento e di composizione, delle esperienze di un ragazzo sensibile e curioso che, salito a S. Domenico in bicicletta, si innamorò della Scuola e la abitò per qualche anno come un castello incantato.
(Scarica il racconto)

Siamo andati ad intervistarlo, ed ecco come si è svolta la nostra conversazione

Da dove cominciamo?
Da ragazzo studiavo il pianoforte e mi venne l’idea di fare il compositore… un’idea fantastica. Anche se non sapevo esattamente cosa fosse un compositore.

Perché il pianoforte?
Il pianoforte era lì prima di me, un bel Pleyel della bisnonna; la linea musicale proseguiva con mio nonno, che lo suonava ad orecchio. Alla fine delle scuole elementari pensai di cominciare anch’io a suonare. I miei erano scettici. “Suona la chitarra”, mi suggeriva mio padre, “che con le ragazze funziona meglio! La chitarra puoi portarla sulla spiaggia”. Io però preferisco lo scoglio e mi dedicai al pianoforte.
Dopo un periodo di lezioni private col maestro Caglieri trovai naturale, dato che abitavo al Salviatino, ai piedi della collina di Fiesole, salire in bicicletta alla Scuola, dove incontrai subito Piero Farulli. Aveva uno sguardo fiammeggiante, leonino. Come tutti i grandi felini, oltre a possedere una notevole forza te ne trasmetteva una parte. Mi spiegò che il pianoforte era uno strumento per letterati solitari mentre la musica è fatta per stare insieme. Mi suggerì –autorevolmente– di suonare anche il corno.

Riccardo Papa da Fiesole all’Europa (e ritorno…)

Incontriamo il giovane fagottista in un momento per lui molto importante, ed è l’occasione per ripercorrere insieme le tappe della sua articolata formazione professionale, che ha trovato nella Scuola un solido punto di riferimento.

 Cominciamo dalle ultime novità…
Sono molto felice, perché da qualche mese sono membro stabile dell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, dove in febbraio ho vinto il concorso per il posto di secondo fagotto. Avevo già fatto il concorso lo scorso anno arrivando secondo idoneo, ma la collega che aveva vinto ha lasciato a graduatoria scaduta. Così ho dovuto rifare il concorso da capo.

Un notevole stress…
Fortunatamente la seconda volta è andata meglio (e non peggio!).
La prima volta eravamo in 70, così entrando nei camerini avevo avuto la visione piuttosto impressionante di una foresta di fagotti… questa seconda volta eravamo meno, ma la concorrenza era molto agguerrita, e su di me pesava comunque l’aspettativa data dal concorso precedente.
Volevo fortemente il posto che era stato bandito, anche perché avevo avuto modo di vivere il bellissimo ambiente di questa orchestra quando mi era stato proposto di coprire l’aspettativa che la vincitrice del concorso precedente aveva chiesto, in attesa di prendere una decisione definitiva.
Il lavoro comunque non mi mancava, dal momento che avevo ottenuto varie idoneità presso orchestre quali l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra del Teatro alla Scala, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana

Alberto Bocini: le mille e una vita del contrabbasso

“Vulcanico” è il primo aggettivo che viene in mente pensando alla proteiforme attività di Alberto Bocini: capace non solo di coltivare con passione il suo spiccato talento, ma anche di dar spazio alla fantasia, impegnandosi in scelte coraggiose e originali, ha conquistato i traguardi più importanti sia in campo concertistico sia nell’attività didattica.

L’abbiamo incontrato nella pausa pranzo (l’unico modo per intervistarlo, fra una lezione e l’altra del suo corso di perfezionamento), in compagnia di un simpatico allievo spagnolo, Antonio Romero Cienfuegos, ed ecco come si è svolta la nostra conversazione, avventurosamente registrata tra piatti e bicchieri.

Come sei arrivato a Fiesole?
Come giovane studente dell’Orchestra Giovanile Italiana, dal Conservatorio di Firenze dove mi ero appena diplomato in contrabbasso. L’esperienza d’orchestra in conservatorio in quegli anni era molto modesta, e la mia cultura musicale aveva seguito altre strade.

Alda Dalle Lucche: il sax a Fiesole

Il suo stile tende ai toni dark, ma quando parla di musica e del suo strumento un largo sorriso le illumina il volto. Perennemente indaffarata, alle prese con trascrizioni e prove per sempre nuovi progetti, guida con entusiasmo il gruppo dei sax fiesolani. L’abbiamo finalmente intercettata qualche giorno fa, prima dell’inizio delle lezioni pomeridiane, ed ecco cosa ci ha raccontato.

Quando hai incontrato la Scuola?
Frequentavo il Conservatorio Cherubini, dove sono stata molto felice con il mio insegnante, Roberto Frati, ma ovviamente conoscevo la Scuola e guardavo alle attività che vi si svolgevano con occhio sempre attento, consapevole delle tante opportunità che offriva.

Al Conservatorio non erano così numerose?
Al Cherubini non c’era in quegli anni la vivacità di oggi; in realtà la vera, grande opportunità di suonare mi fu offerta proprio da Roberto Frati, che un giorno mi disse di aver bisogno di un sax contralto. Mi offrii subito di prestargli il mio strumento, ma lui replicò che non voleva solo lo strumento, ma anche il musicista che lo suonasse! Abbiamo suonato in quartetto per 15 anni, ed è stata un’esperienza fantastica: non mi vergogno di dire che mi manca molto, è stata una comunione d’intenti che non ho mai più ritrovato in nessun gruppo da camera.

Prencipe: un ricordo da vicino

 Il 29 luglio scorso si è spento all'età di 93 anni Giuseppe Prencipe, indimenticabile violino di spalla di compagini di grande spessore come la gloriosa Orchestra Scarlatti della Rai di Napoli e l’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia. Il ritratto che ne offriamo parte da un punto di vista molto intimo e particolare: a parlarci di lui è il violinista Andrea Cappelletti, docente da molti anni presso la Scuola e legato al Maestro da un antico affetto familiare, inscindibile da un altrettanto “storico” legame didattico.

Il tuo rapporto con Giuseppe Prencipe è stato particolarmente ravvicinato… vuoi raccontarci?
Si è trattato di un rapporto davvero speciale: Giuseppe Prencipe non è stato soltanto il mio insegnante, ma direi il protagonista assoluto della mia vita, fino ai 20 anni. Era anche il mio padrino di battesimo, ed è stato in ogni senso vicino alla mia crescita di bambino e di musicista.
I primi ricordi sono lontanissimi nel tempo, e perciò non del tutto nitidi: vivevamo a Napoli, dove ci eravamo trasferiti dalla Svizzera –mio paese natale- per il lavoro di mio padre, e andavamo ogni giovedì ai concerti dell’Orchestra Scarlatti. I miei genitori erano amanti assoluti della musica, e la famiglia Prencipe frequentava assiduamente la nostra casa. Oltre al Maestro c’erano la moglie Anna e le due figlie.

Riccucci: il clarinetto a Fiesole

Intervistiamo Giovanni Riccucci, docente “storico” sia dei corsi di base sia del perfezionamento; si è appena congedato dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, dopo aver ricoperto per oltre vent’anni il ruolo di primo clarinetto. Al termine di un acclamato concerto diretto da Fabio Luisi, applausi e fiori in scena hanno salutato il clarinettista, che appariva molto commosso e quasi imbarazzato perché, nonostante una vita sul palcoscenico, è una persona molto riservata.

Com’è questa nuova vita senza l’orchestra?
Poiché le prime parti nell’orchestra del Maggio sono due -e quindi può capitare di essere a casa a disposizione mentre l’altro è impegnato in una produzione- i primi tempi non mi sono molto accorto della differenza… poi ho cominciato a rendermi conto che la situazione era davvero cambiata. Un po’ di malinconia è inevitabile, dopo tanti anni in teatro, anche perché suonavo volentieri e non desideravo andare in pensione; tuttavia l’attuale organizzazione degli enti lirici italiani prevede che a 61 anni e 7 mesi si raggiungano i limiti di età, e il pensionamento scatta automaticamente.

A colloquio con Umberto Chiummo, per ricordare Claudio Desderi

Nel 1988 prendeva il via a Fiesole il Progetto Mozart Da Ponte, un ambizioso e complesso percorso triennale attraverso il quale la Scuola riuscì a realizzare un allestimento interamente fiesolano della Trilogia mozartiana. Responsabile del progetto fu Claudio Desderi, che mise a disposizione della Scuola il suo magistero didattico e l’ampia e prestigiosa esperienza teatrale, formando una nutrita “squadra” di giovani talenti vocali.
A poche settimane dalla scomparsa di Desderi abbiamo incontrato uno dei più talentuosi allievi di quegli anni, il baritono Umberto Chiummo, che ha mantenuto le promesse ed è oggi impegnato in un’intensa e prestigiosa attività internazionale. Con grande gioia la Scuola lo accoglie quest’anno tra i docenti del Dipartimento di Canto.

Il tuo nome parla del sud…da dove vieni? E come hai incontrato la musica?
Sono pugliese, e vengo da Barletta. La musica era in casa, perché la mamma, oltre che laureata in lettere, era anche diplomata in pianoforte. Così, ad un certo punto, anche io ho cominciato a studiare il pianoforte, anche se troppo tardi per pensare di farne un’attività professionale.
Intanto avevo iniziato a cantare nelle corali cittadine e mi piaceva davvero molto, così cominciai a pensare che il canto potesse essere il mio modo di fare musica; la scoperta dell’opera è stata invece più tardiva.

A colloquio con Luca Benucci

A soli vent’anni era già primo corno dell’Orchestra del Teatro S. Carlo di Napoli, subito dopo a Lipsia, alla Mitteldeutscher Rundfunk, e dal 1995 primo corno dell’Orchestra del Maggio. L’instancabile attività di Luca Benucci comprende tutti i generi musicali, come solista, camerista e naturalmente ospite delle orchestre più prestigiose del mondo.

Da quest’anno è entrato nella “squadra” fiesolana, ed il suo corso di perfezionamento si è subito riempito di giovani e promettenti strumentisti.
L’abbiamo incontrato tra una lezione e l’altra, ed il suo appassionato fervore ha animato l’intera conversazione.

Com’è stato questo primo anno a Fiesole?
Sono molto felice! L’entusiasmo con cui ho accettato quest’incarico è stato ben recepito dai tanti allievi che sono confluiti qui: alcuni seguivano già le mie lezioni nei conservatori con cui ho collaborato negli ultimi anni (Cesena e Brescia), ma in questo momento considero Fiesole la mia seconda casa (ovviamente insieme al Maggio, dove però “abito” già da 22 anni...).
Questa scuola ha tanta storia e tanta qualità, ed è davvero un grande onore essere qui, dove oltretutto posso contare sulla presenza di colleghi importanti: ogni volta che entro nell’atrio della Torraccia guardo sul monitor chi sta insegnando nelle varie aule, e poi mando i giovani cornisti a sentire le lezioni di Natalia Gutman, o di Bruno Canino… Bisogna imparare da tutti e da tutto, questa è la mia convinzione più profonda, fin da quando, giovanissimo, a Chicago andavo ad ascoltare le lezioni di violoncello di János Starker: iniziavo alle sei del mattino a pianificare la giornata, approfittando di tutte le occasioni per ampliare le mie conoscenze.

Ingrida Žibaitė a Fiesole con Erasmus+

Un po’ intimidita dall’idea di essere intervistata, Ingrida sorride con dolcezza e si scusa per il suo italiano imperfetto. Abbiamo preso un appuntamento al volo, fra le varie lezioni e i problemi logistici di una settimana dal clima polare, così cominciamo subito la nostra conversazione, che smentisce rapidamente le sue preoccupazioni linguistiche.

Da dove vieni?
Dalla Lituania, e precisamente da Kaunas, la seconda città per importanza dopo la capitale Vilnius.

Quando hai cominciato a suonare?
Ho iniziato in una scuola di musica privata, quando avevo sette anni. Mi hanno mostrato e fatto ascoltare tutti gli strumenti finché, arrivata al violino, ho avuto un colpo di fulmine: “Questo! –ho esclamato– voglio suonare proprio questo strumento!”

La musica era già in casa?
Non in modo professionale; la mamma sa suonare un po’ il pianoforte e canta, mentre mio padre suona la fisarmonica. Anch’io da piccola cantavo con entusiasmo, salendo sul tavolo per farmi ascoltare…

Come sono andate le cose, con il violino tanto desiderato?
Bene, direi. Per nove anni ho frequentato quella prima scuola di musica, e poi sono entrata al Conservatorio di Kaunas, dove in tre anni ho completato il previsto quadriennio.
Subito dopo ho scelto di spostarmi in Norvegia, e mi sono iscritta all’Università di Stavanger. Il programma Erasmus+ mi ha infine portato qui…

La musica avvicina le sponde del Mediterraneo

La nuova collaborazione tra la Scuola e l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi ha avuto il suo battesimo in un’occasione pubblica di grande significato: il Quartetto TAAG, che sta completando la sua preparazione alla Scuola presso l’Accademia Europea del Quartetto, ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione della mostra di antichità africane al Museo del Bardo di Tunisi, il 18 marzo scorso. La data scelta coincideva significativamente col terzo anniversario del terribile attentato che nel 2015 costò la vita ad un gruppo cosmopolita di 21 visitatori e ad un agente delle forze dell’ordine (nonché ai due attentatori).
Il Quartetto TAAG si è fatto interprete musicale del doloroso ricordo delle vittime, eseguendo insieme al giovane soprano Nesrine Zemni lo Stabat Mater op. 61 di Luigi Boccherini. Grande successo per la delicata e toccante pagina del compositore lucchese, restituita con intensa partecipazione e finissima lettura dai giovani interpreti Tiziana Lafuenti e Alessandra Deut (violini), Alessandro Curtoni (viola) e Giulio Sanna (violoncello).
Al senso gioioso della rinascita di questo luogo di civiltà ha contribuito la presenza di numerosi ed autorevoli esponenti del mondo culturale e diplomatico, tra cui il direttore del Museo del Bardo Moncef Ben Moussa, l’ambasciatore Italiano Raimondo de Cardona, la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura Maria Vittoria Longhi, il console della Tunisia a Firenze Gualserio Zamperini, la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, Roberto Ferrari direttore della sezione cultura e ricerca della Regione Toscana, Claudio di Benedetto, direttore della divisione collezioni e servizi della Galleria degli Uffizi e naturalmente il nostro direttore artistico Alain Meunier.

Alina Company: la Scuola e la musica

L’occasione è il successo di un nuovo allievo della Scuola, Sebastian Zagame, che da Roma ha scelto di venire a Fiesole per approfondire la sua preparazione violinistica ed è stato pochi giorni fa accolto tra le file dell’European Union Youth Orchestra come riserva. Parliamo di lui – e di molte altre cose - con l’insegnante, Alina Company, che ha con la Scuola un legame di lunga durata e di grande significato artistico e didattico.

Cosa ci dici a proposito di Sebastian?
È un talento straordinario, un giovanissimo violinista (ha da poco compiuto 17 anni!) che si è già diplomato, con il massimo dei voti e la lode, al Conservatorio di S. Cecilia. Frequenta da quest’anno un corso libero con me presso la Scuola, dove ho iniziato ad insegnare nel 1989.
Sebastian ha avuto la fortuna di una buona impostazione tecnica; si è iscritto ad un mio corso estivo, ed ho subito apprezzato il modo con cui aveva preparato il programma del diploma, con il Concerto di Brahms ed i Capricci di Paganini risolti brillantemente. A livello di tecnica d’arco, di raffinatezza di fraseggio e di possibilità espressive ho trovato che ci fosse invece bisogno di un lavoro approfondito, e così abbiamo iniziato a farlo insieme, con mia grande gioia e tanto entusiasmo da parte sua, per le scoperte che fa ad ogni incontro.
Ha fatto la prima selezione per l’EUYO a Roma, ed è stato ammesso alla prova finale che si teneva a Fiesole. Le selezioni sono generalmente durissime, e non molti violinisti italiani hanno avuto la possibilità di entrare nelle file di questa importante orchestra di formazione. Sebastian ha ricevuto il calendario ed i programmi, e dovrà tenersi pronto a partecipare alle produzioni in caso di chiamata, con pochi giorni di preavviso… sarà dura!!

I 30 anni della Schola Cantorum

Significativo traguardo per l’ensemble corale, che festeggia nel 2018 i trent’anni di attività.
Abbiamo incontrato Fabio Lombardo, artefice e responsabile del progetto didattico che, con immutato entusiasmo e grande serietà professionale, porta avanti dal 1987 presso la Scuola. Dalla sua terrazza sui tetti delle Cure la collina fiesolana sembra una cartolina illustrata, e la conversazione è così interessante che il tempo vola.

Trent’anni fa nasceva la Schola Cantorum Francesco Landini…vuoi raccontarci come fu l’inizio?
Ricevetti una chiamata di Piero Farulli nel giugno 1986: “Devo parlarle, dobbiamo incontrarci!” mi disse col consueto tono che non ammetteva dinieghi.
Fu un incontro in cui si chiarì subito in che modo ci saremmo relazionati successivamente: il Maestro mi disse che intendeva creare un coro, ed io risposi che ce n’era già uno (allora si chiamava Coro della Scuola di Musica di Fiesole e, staccandosi dalla Scuola, sarebbe divenuto Harmonia Cantata); lui replicò che il coro esistente stava prendendo un formato da camera e che voleva crearne un altro più grande, aperto a tutti, per il quale aveva bisogno di un “trascinatore di folle”.

Intervista a Maureen Jones

Il “triplo trentennale” è una grande festa degli affetti, che sta impegnando nel corso di quest’anno la pianista australiana Maureen Jones.
Grazie all’iniziativa dell’Associazione Piero Farulli e della Scuola, sarà festeggiata in Auditorium Sinopoli domenica 19 novembre, con un concerto del quale sarà protagonista lei stessa, alla tastiera insieme a Massimiliano Baggio, suo partner di tanti concerti a quattro mani.
Per l’occasione abbiamo raggiunta al telefono mentre si trovava a Firenze, qualche giorno fa.

Innanzitutto, Auguri di buon compleanno! È per la Scuola una grande gioia poterla festeggiare ed ascoltare contemporaneamente… certamente anche per lei tornare a Fiesole significa mettere mano a tanti ricordi…
Davvero moltissimi, e legati a colleghi eccezionali con i quali ho avuto la gioia di condividere fantastiche esperienze musicali. L’amicizia tra Piero Farulli ed il Trio di Trieste ci ha portato subito alla Scuola, e qui ho eseguito le Sonate di Beethoven col grande Norbert Brainin, per non parlare del Quintetto La trota che suonai con Norbert, Piero, Amedeo Baldovino e Franco Petracchi durante la Festa della Musica del 1994, in cui si celebravano i primi vent’anni di vita della Scuola… ero davvero molto emozionata!
Ho collaborato con Dario alla classe di musica da camera con pianoforte dal 1982 al 1997; ho tenuto lezioni agli strumentisti dell’Orchestra Giovanile Italiana, e molti degli attuali insegnanti della Scuola sono stati anche miei allievi!

Al telefono con… Pavel Vernikov

Dopo molti anni di appassionato insegnamento presso la Scuola, Pavel Vernikov ha espresso il desiderio di dedicare un po’ più di tempo alla famiglia e quest’anno sarà in congedo di paternità. Il suo grande, immutato affetto per la Scuola lo spinge tuttavia a chiedere spesso notizie delle tante attività che si svolgono alla Torraccia, ed a condividere con noi le belle novità che lo riguardano.
Ecco cosa ci ha detto in una recente chiacchierata telefonica dalla Svizzera…

Poche settimane fa ti sono state conferite ben due onorificenze…vuoi raccontarci?
A Odessa, la mia città, si tiene un importante festival, Il violino d’oro di Odessa, che fin nel nome ricorda come la città sia da sempre ricca di talenti musicali.
Quest’anno sono stato invitato per un bel progetto con orchestra, con cui il festival desiderava festeggiare il mio 65° compleanno. Con mia grande sorpresa, a metà della serata il Sindaco di Odessa mi ha voluto accanto a sé sul palco per consegnarmi pubblicamente un premio, con cui la città e il Paese ringraziano le personalità artistiche che operano nella diffusione al più alto livello della cultura ucraina nel mondo.
Mi ha fatto molto piacere ricevere un riconoscimento dalla mia città natale, che ho lasciato molto tempo fa, ma con la quale mantengo un rapporto affettivo molto forte, testimoniato dalle tante serate di musica e parole che le ho dedicato con lo spettacolo Adesso Odessa, insieme a Moni Ovadia.
Subito dopo sono andato a suonare in Armenia, un’altra terra alla quale sono affezionato e dei cui drammi sono da sempre molto partecipe.

Amateur Music Ensemble

Un gruppo orchestrale di appassionati cultori della musica, attualmente costituito in gran parte da strumenti ad arco, ti aspetta per condividere il piacere di fare musica insieme, sotto la guida esperta di Stefano Zanobini, cresciuto a Fiesole nella classe di Piero Farulli e attualmente prima viola dell’Orchestra della Toscana

Abbiamo chiesto a Stefano di raccontarci cosa succede nell’ÂME.

Qual è in questo momento la composizione del gruppo?
L’ensemble comprende le più varie tipologie di musicisti, dagli studenti quindicenni del Liceo Musicale Dante agli adulti impegnati in altre attività lavorative, che ritrovano nell’orchestra il gusto di suonare con gli altri. Attualmente ci sono una quindicina di archi e due flauti.
Abbiamo anche alcuni assidui amatori fuori sede, che assicurano la loro presenza approfittando del vantaggio dato dal calendario delle lezioni, che hanno cadenza quindicinale e si tengono di domenica mattina.
Tra gli altri, il più ardimentoso è un chirurgo in pensione, talmente appassionato da aver studiato il violino da autodidatta dopo la fine dell’attività lavorativa: arriva a Fiesole partendo all’alba…dall’Isola d’Elba!!

Giovanni Gnocchi - una classe di successo

Grandi risultati nei concorsi internazionali, per i brillanti violoncellisti della classe di Giovanni Gnocchi: il venticinquenne Shizuka Mitsui, semifinalista nel maggio scorso al Concours Reine Elisabeth di Bruxelles, ha vinto poche settimane fa il 2° Premio al XV Tokyo International Music Competition, eseguendo il Concerto op. 129 di Schumann con la Tokyo Philharmonic Orchestra.
Mauro Paolo Monopoli, 17 anni, ha ottenuto il 6° Premio al X International Čajkovskij Competition for Young Musicians tenutosi ad Astana (Kazakhstan), primo italiano finalista e premiato nella storia del concorso. In finale ha eseguito la monumentale Sinfonia Concertante op. 125 di Prokof’ev con l'Eurasian Symphony Orchestra.
Questi successi sono per la Scuola un grande onore, e per l’intenso impegno didattico del docente una giusta e meritata soddisfazione.
Abbiamo colto la lieta occasione per rivolgere alcune domande a Giovanni Gnocchi.

A colloquio con Mathias Deichmann

Alto e imponente, incute col suo aspetto teutonico un’iniziale soggezione, ma il suo sguardo è dolce, il tono pacato e gentile, e conversare con lui è davvero piacevole ed interessante.
Lo abbiamo incontrato a Scuola in occasione della sessione estiva dell’Accademia Europea del Quartetto, alla quale non manca mai di partecipare, sia in quanto Presidente dell’European Chamber Music Academy, sia per il grande, antico affetto che lo lega alla Scuola.

Com’è arrivata la musica nella tua vita?
Avevo 8 anni e mezzo, quando i miei genitori mi hanno portato alla Scala ad ascoltare un concerto del celebre pianista Rudolf Serkin, e lo ricordo con grande emozione: la musica è arrivata insieme ad una solida amicizia, visto che Rudy era anche un carissimo amico di mio padre; quella sera, dopo il concerto, mi volle accanto a tavola e parlò quasi solo con me… conservo un ricordo indelebile della sua arte e della sua umanità.
Non ho invece avuto modo di studiare io stesso uno strumento musicale, forse a causa di un’innata pigrizia, ma più probabilmente perché, nel momento in cui avrei potuto esservi introdotto, i miei genitori si sono separati e si sono determinate altre priorità.

A colloquio con Gabriele Gori

La Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze sostiene con grande convinzione la nostra Scuola da molti anni, permettendo la realizzazione di innumerevoli progetti formativi. In questi giorni di festeggiamenti per i 25 anni della Fondazione, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione per rivolgere qualche domanda a Gabriele Gori, che ne è Direttore Generale: lo abbiamo incontrato all’indomani della serata del 19 giugno all’Opera di Firenze.

Parliamo un po’ di Accordi Sonori, la grande festa che si è svolta all’Opera di Firenze nell’ambito delle iniziative per i 25 anni della Fondazione…
‘’Il nostro obiettivo era quello di organizzare una festa tutti assieme e direi proprio che l’abbiamo raggiunto. Il concerto nel ‘tempio fiorentino’ della musica, tra bambini che sotto la guida della vostra Scuola stanno avvicinandosi alla musica, è stato veramente emozionante. Si sono uniti contesti molto diversi, ma questa composizione ha reso chiaro il valore del percorso che ognuno sta compiendo nei vari progetti educativi. E questo sia per coloro che sono inseriti in contesti familiari e ambientali più favorevoli - e quindi possono fin da subito approfondire l’impegno- sia per quanti trovano nei Nuclei un punto di aggregazione, nel segno della bellezza. Mi ha impressionato in particolare una piccola violinista dalla carnagione scura, che aveva una fluidità di gesti ed un’impostazione strumentale degna di nota, che spero sarà coltivata.

Nicola Martelli racconta Mammamù

Nicola Martelli è il più giovane tra gli ottoni della Scala. Nato a Livorno nel 1987, ha studiato presso l'Istituto Musicale P. Mascagni sotto la guida di Giorgio Lopardo e si è perfezionato con Claudio Quintavalla; dal 2009 è nell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, dopo aver superato una severissima selezione che lo ha visto unico vincitore.

Questa primavera, mentre si trovava a Firenze, ha trascorso un pomeriggio in compagnia dei piccoli musicisti di Mammamù, ed ecco il suo racconto.

Cosa hai visto e ascoltato?
Sono stato invitato a visitare Mammamù dall’amico Daniele Cantafio, che sapendomi a Firenze desiderava che incontrassi i suoi piccoli allievi delle Piagge.
Ho visto ed ascoltato la sezione di fiati ed ottoni, e ne sono stato entusiasta, perché ho trovato bambini molto attenti, partecipi e interessati.
Con loro si è potuto parlare non solo di aspetti tecnici ma, vista la loro grande concentrazione e la grande voglia di partecipare, abbiamo affrontato anche questioni di musica e di espressività.
Posso dire, per quella che è la mia esperienza, che si tratta di una situazione davvero speciale.
Ho visto una grande voglia di suonare insieme, e sono stato intenerito dalla delicatezza con cui i più timidi -che non osavano prendere lo strumento davanti a me- venivano incoraggiati ed aiutati dai compagni, che si offrivano di fare un duetto con loro per rompere il ghiaccio.
Credo di non esagerare dicendo che questo spirito e questo entusiasmo non si trovano nelle migliori orchestre! Crescere musicalmente insieme, essere tanto affiatati è davvero una cosa rara e preziosa. Ho visto emergere un lavoro collettivo di grande livello, e sono certo che sia il frutto di una grande dedizione e professionalità degli insegnanti.
Insomma, è stato un pomeriggio davvero speciale, di cui mi fa molto piacere condividere le emozioni.

Da Fiesole a Berna (e ritorno…?)

Alle 10 del mattino Claudia Marino ci aspetta seduta al caffè vicino al Teatro dell’Opera, ed i suoi occhi brillano di gioia: accanto a sé ha la custodia della viola ed il porta abiti. La giornata si preannuncia lunga...

Come mai a Firenze?
Tra un’ora circa inizieremo le prove con il M° Mehta e l’Orchestra del Maggio, per un concerto che si terrà sabato sera, con il mandolinista Avi Avital e la Quarta di Bruckner. In questo periodo collaboro part time con l’orchestra, anche per Don Carlo (sempre con Mehta), e vari concerti sinfonici del Festival del Maggio. Per me è un onore poter suonare nell’orchestra del principale teatro della mia città.
Sono qui grazie ad un’audizione andata bene, che mi ha dato nel luglio scorso l’idoneità e mi ha permesso di lavorare con regolarità col Maggio.

Intervista a Daniele Ciampi

La Scuola di Musica di Fiesole è particolarmente grata alla Fondazione Alimondo Ciampi, che da molti anni aiuta i giovani musicisti, in particolare coloro che frequentano i Corsi di Perfezionamento, ed anche gli strumentisti dell’Orchestra Giovanile Italiana.
Daniele Ciampi, Presidente della Fondazione, ha gentilmente accolto il nostro invito a raccontarci qualcosa di più, a proposito di questa generosa amicizia.
Intanto, un “grazie” di cuore da parte di tutti coloro che negli anni hanno potuto beneficiare delle borse di studio della Fondazione!

Quali motivazioni hanno portato al sorgere della Fondazione?
La Fondazione Alimondo Ciampi nacque per volontà di Giotto Ciampi, figlio di Alimondo (1876-1939), e di mio padre Remo. Giotto desiderava onorare il padre scultore mantenendone vive la memoria e le opere sia attraverso la diffusione di quest’arte, sia aiutando -con borse di studio- i giovani scultori fiorentini che si trovavano in difficoltà finanziarie. Nei primi anni di attività ci si rese conto però che erano ben poche le occasioni per elargire borse di studio, poiché la scultura è un’arte poco diffusa tra i giovani di una sola città. Si decise quindi di estendere il raggio di azione, cercando promettenti artisti anche al di fuori di Firenze.

Intervista a Lida Alicia Rodriguez Romero

Il sorriso di Lida riempie l’aula Torre, in una bella mattina di primavera. Il suo entusiasmo è contagioso, ed il colloquio così piacevole ed interessante che il tempo vola… Lida viene da Cuba ed è in Italia da tre anni, per studiare la viola con Antonello Farulli.

Come hai incontrato la musica?
Non vengo da una famiglia di musicisti, ma di operatori sanitari, medici e infermieri.
Da piccola frequentavo le lezioni di danza classica, ma non mi piaceva così tanto; ero invece molto attratta dal suono del pianoforte che ci accompagnava. Alla fine ho lasciato la danza e ho fatto le audizioni per la scuola di musica, dove avevo scelto di suonare il violino. C’erano solo due posti, in tutta l’Avana, ed il secondo l’ho preso io! Mentre stavo seguendo il percorso di studi di violino, la mia scuola ha ricevuto una donazione di otto viole: avevo 13 anni e la mia insegnante -che mi chiamava lagarta (lucertola), perché sono alta, ed ho le mani lunghe- mi ha spinto a provare la viola: per un anno ho suonato entrambi gli strumenti, ma con la viola ho subito iniziato ad essere chiamata a suonare, perché anche all’Avana i violisti erano pochi. Quindi ho deciso di passare definitivamente a viola.
Ho seguito il percorso formativo presso il Conservatorio Provincial “Amadeo Roldàn” e mi sono diplomata. Un anno prima del diploma ho avuto la possibilità di entrare nella migliore orchestra dell’Avana, il Lyceum Mozartiano, un’iniziativa patrocinata dal Mozarteum Salzburg. Il 90% dei musicisti che compongono l’orchestra proviene dall’Istituto Superiore di Arte dell’Avana, cui si accede dopo il Conservatorio Provinciale.
Ho suonato nel Lyceum fino al giorno della mia partenza, ed è stata una grande esperienza formativa; ho imparato tantissimo, anche a proposito della divulgazione musicale, che è uno dei cardini su cui poggia il progetto: i giovani musicisti cubani portano la musica europea al grande pubblico del nostro Paese, e perfino la sede dell’orchestra è in uno dei quartieri più popolari.

La parola al Presidente

Da qualche mese il Sindaco di Fiesole Anna Ravoni ha assunto in prima persona la Presidenza della Fondazione Scuola di Musica di Fiesole, ed ha manifestato il desiderio di essere ancor più vicina all’istituzione offrendo uno spazio settimanale di ascolto (su appuntamento inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., il giovedì dalle 14 alle 16). L’abbiamo incontrata pochi giorni fa, in un’assolata mattina fiesolana, nella sede del Comune.

A quando risale il suo primo incontro con la Scuola?
Sono entrata in contatto con la Scuola subito, alla sua costituzione. Nonostante la giovanissima età frequentavo già il Comune, e partecipavo alle iniziative del sindaco Adriano Latini: quando Piero Farulli propose di creare una scuola di musica, Adriano ne fu felice, e offrì i locali all’interno della Filarmonica, dove l’avventura ebbe inizio.
Ho assistito perciò all’atto di nascita della Scuola: in quell’occasione conobbi anche Piero Farulli, mentre già conoscevo il fratello Fernando. Piero era animato da un incontenibile desiderio di far conoscere la musica, poiché tornando in Italia -dopo i concerti col Quartetto Italiano all’estero- rimaneva sfavorevolmente impressionato dall’assenza di una cultura musicale in Italia. E così la Scuola è nata, piccola piccola, nei locali della Filarmonica, sviluppandosi poi grandemente con il passaggio alla sede della Torraccia, fino ad arrivare a quello che è oggi.

A colloquio con Matteo Murdocco

Viene da Udine, e suona l’oboe nell’Orchestra Giovanile Italiana con grande passione e professionalità. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di sé…

Come hai scelto il tuo strumento?
Ho preso contatto con la musica sin dalla più tenera età: a 2 anni e mezzo ho iniziato con i primi rudimenti musicali, in forma di gioco, seguendo dei corsi con il metodo Willems. Verso l'età di 6 anni, assieme ad altri miei coetanei, sono stato guidato in giornate di presentazione di vari strumenti. Ed è in questa occasione che ho intravisto un uomo esile, intento a sferruzzare con dei curiosi utensili (i coltelli per fare le ance). Incuriosito, mi sono fatto avanti e ho domandato che strumento suonasse, al che egli mi ha risposto "questo è l'oboe, si suona con questi piccoli pezzi di canna fra le labbra e tanta aria". Dopo averne udito il suono, ho intuito che quello era lo strumento che desideravo. In realtà, prima di quel giorno, avevo deciso di suonare il trombone.

El Sistema: intervista a Andrea Gargiulo

Abbiamo “intercettato” Andrea Gargiulo qualche settimana fa, approfittando di una sua breve incursione fiesolana. Referente del Sistema in Puglia, docente nel Master post lauream della Scuola, Gargiulo è pianista, insegna esercitazioni corali presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, ed è un curioso ed instancabile ricercatore e sperimentatore di metodologie per raggiungere con la musica davvero tutti.
L’occasione di incontrarlo era da non perdere, perché con la sua didattica sta rivoluzionando l’educazione musicale non solo in Puglia, ma anche nell’intero Sistema italiano di cori ed orchestre infantili.
Stabilito immediatamente un contatto umano diretto ed empatico, Andrea si è messo a raccontare ciò che fa, in modo talmente coinvolgente ed entusiastico da rendere superflua la scaletta di domande e risposte: ascoltarlo è una gioia, e vien da pensare che le sue qualità umane e la sua capacità di relazionarsi con gli altri attraverso la musica giochino un ruolo determinante, nel permettergli di operare con efficacia in qualunque contesto.

Emma Lanza dai primi passi all’OGI

Allieva fiesolana fin dall’infanzia, Emma Lanza ci racconta la sua esperienza con la musica nella Scuola.

Hai percorso a Fiesole tutte le tappe della tua formazione musicale… com’è stato il cammino?
Avevo dieci anni, quando decisi di fare l’esame di ammissione a Fiesole. Ad attirare la mia attenzione era stato… il prato enorme davanti alla villa. Una volta dentro, mi resi conto che il prato non era la sola cosa che la Scuola di musica offriva. Dalle lezioni individuali alla musica da camera, dalla storia della musica all’armonia…. ogni giorno, uscita da scuola, salivo a San Domenico e ci passavo quasi tutto il pomeriggio. Si era creata una vita parallela molto impegnativa, ma per tutto quello che la Scuola mi ha dato ne è valsa la pena. Il legame con gli insegnanti che si instaurava anno dopo anno e l’amicizia che nasceva tra gli allievi rendevano tutto ancora più bello. All’interno di un quartetto un’amicizia forte cambiava anche il tuo modo di suonare. Gli insegnanti, oltre che farti lezione, diventavano anche maestri di vita. La mia insegnante di violino, Boriana Nakeva, mi seguiva in tutto quello che facevo, fuori e dentro la Scuola. Mi sosteneva in tutte le decisioni e, quando sbagliavo, mi riportava sulla strada giusta. Ancora oggi rimango in contatto con lei, per aggiornarla su quello che faccio e per chiederle dei consigli.
Quando entrai al triennio, gli esami da dare e i corsi da seguire aumentarono. Ogni esame strumentale richiedeva un vasto repertorio. Ad aprile scorso ho dato l’esame finale e ora guardo con grande soddisfazione al bagaglio che la Scuola mi ha lasciato.

Intervista al Presidente dell'European University Institute

Si è appena inaugurato il ciclo Sounds of Europe, promosso dall’European University Institute (EUI) in collaborazione con la Scuola. Abbiamo colto l’occasione di questo progetto comune per rivolgere alcune domande al Prof. Renaud Dehousse, che da settembre 2016 è Presidente dell’EUI.

Da marzo a maggio un ciclo di sette concerti ospita sotto l’egida dell’Istituto Universitario Europeo i giovani musicisti della Scuola – ed anche il nostro Direttore Artistico Alain Meunier - in vari significativi luoghi della città. Com’è nata l’idea di questa serie?
Nell’ambito delle celebrazioni del 60° anniversario dei Trattati di Roma l’Istituto Universitario Europeo ha aderito a un ampio programma d’iniziative culturali promosse dalla Presidenza italiana del Consiglio dei Ministri, organizzando varie attività sul territorio con lo scopo di diffondere i valori dell’Europa. Fra i vari eventi in programma, particolare attenzione è stata rivolta alla realizzazione di una rassegna musicale dedicata all’Europa. Per realizzare questo progetto, il partner ideale non poteva che essere la Scuola di Musica di Fiesole, con cui, da tanti anni, non solo condividiamo le bellissime colline di Fiesole, ma collaboriamo in vari modi.

A colloquio con Marta

Si chiama Marta Scrofani, ed è una giovane violinista siciliana che da oltre un anno ricopre il ruolo di spalla nell’Orchestra Giovanile Italiana: le chiediamo di raccontarci qualcosa di sé e di questa esperienza nell’OGI.

Qual è stato il tuo percorso musicale?
Ho conosciuto la musica da piccola, a casa di mia nonna. Aveva un bellissimo pianoforte (lei era pianista), sul quale mi divertivo a strimpellare. Ricordo ancora che poco dopo, all'esame di ammissione della scuola di musica del mio paese dove cominciai a "studiare" musica, suonai al piano una piccola melodia imparata con la nonna. La suonai utilizzando solo gli indici, ma tanto bastò per ricevere il mio primo strumento, il violino. È sempre cominciato per gioco, e anche andando avanti con gli anni, al Conservatorio di Catania, la musica era il mio sfogo e anche il pretesto per divertirmi nei corridoi dell'istituto e incontrare i miei amici musicisti. Crescendo ho cominciato a capire che quella sarebbe stata la mia strada e che quindi la musica sarebbe diventata anche il mio lavoro. Ho incontrato moltissimi insegnanti differenti, ed ognuno di loro mi ha dato tanto. Ho imparato a carpire il meglio da ogni insegnante e a costruire un mio modo di vedere la musica e lo strumento.

Selene Pedicini e il Sistema a Benevento

Poche settimane fa si è festeggiata l’apertura di un nuovo Nucleo del Sistema di orchestre e cori infantili e giovanili a Benevento. Ne è anima e artefice la violinista Selene Pedicini, che, già attiva come concertista e docente dopo aver conseguito i titoli accademici musicali ed universitari, ha voluto frequentare il Master post lauream organizzato dalla Scuola in collaborazione con l’Università di Firenze. Le abbiamo rivolto alcune domande:

Come nasce l’idea di aprire un Nucleo del Sistema a Benevento?
Si tratta innanzitutto di una sfida. In primis con me stessa: vivo una fase dell’esistenza nella quale la doverosità di alcuni meccanismi cede il passo al piacere incondizionato di poter dare vita e corpo alle passioni. Sono musicista da sempre e mi occupo di didattica da più di venti anni: l’organizzazione, il modello, il messaggio del Sistema mi hanno affascinata, per non dire soggiogata, e mi è sembrato fisiologico, prima ancora che legittimo, realizzare in concreto ciò che sento davvero aderire al mio “essere”.
In seconda battuta, mi piace l’idea di portare qualcosa di così prepotentemente innovativo nella mia città, in un territorio che esprime un potenziale artistico-musicale apprezzabile ma che, come probabilmente accade in ogni realtà di provincia, tende un po’ a chiudersi in un atteggiamento di difesa delle proprie certezze economiche, sociali e culturali.

La donazione del M° Attilio Zambelli

La biblioteca della Scuola amplia il suo orario di apertura al venerdì (15-18) e festeggia una nuova e generosa donazione di musiche per clarinetto: ne è artefice Attilio Zambelli, primo clarinetto dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino dal 1962 al 1994, che ha deciso di regalare ai giovani musicisti fiesolani la sua ricca raccolta di spartiti. Lo abbiamo incontrato presso la sua abitazione fiorentina, ed abbiamo approfittato della sua gentile disponibilità per rivolgergli alcune domande:

Innanzitutto, grazie!! La sua generosa e cospicua donazione di musiche per clarinetto arricchisce la biblioteca della Scuola di un materiale di grandissima utilità per allievi e docenti. Perché ha scelto proprio Fiesole, come nuova “casa” per le sue musiche?
Grazie a voi, grazie alla Scuola! È un grande piacere, per me, sapere che la mia musica sarà a disposizione dei giovani clarinettisti. Fino a qualche tempo fa non avevo pensato ad una donazione, ma gli avvenimenti della vita portano a nuove considerazioni. Mi sono trovato a parlare del passato con un collega, e la conversazione ha toccato la Scuola: è stata un’illuminazione, ho cominciato a nutrire questa idea ed ho ritenuto che la biblioteca della Scuola di Fiesole fosse il miglior luogo dove collocare questo mio materiale per clarinetto, che spazia dai primi metodi al concertismo (e contiene anche copie manoscritte, che io stesso avevo realizzato per avere a disposizione la musica su cui studiare, nei tempi lontani in cui non esistevano le fotocopie!).
Considero la Scuola di Fiesole un’istituzione di primaria importanza, e da sempre ho nutrito un’ammirazione sconfinata per Piero Farulli e la grande lezione del Quartetto Italiano.

A Fiesole in Erasmus+

La giovane violinista Sarah Margrethe Rusnes Lie è la prima studentessa norvegese venuta a studiare alla Scuola, nella classe di Èva Erna Szabó, grazie al programma europeo di scambi Erasmus+. Le abbiamo rivolto alcune domande:

Qual è stato il tuo percorso fin qui?
Ho iniziato a studiare presso l'Università di Stavanger nel 2012, frequentando per un anno music performance, che è un tipo di preparazione necessaria ad affrontare il corso di laurea in musica, sotto la supervisione del professor Jan Bjøranger. Mi sono laureata con un esame finale nel mese di giugno 2016, ed ora sto proseguendo con un anno di studi supplementare, che ho scelto per avere la possibilità di partecipare al programma Erasmus+ per l'intero anno. Ed eccomi qui…

Intervista ad Alain Meunier nuovo direttore artistico

All’inizio dell’autunno, il CdA della Scuola ha ratificato le nomine del Sovrintendente Lorenzo Cinatti e del Direttore Artistico Alain Meunier, espresse dal voto dei docenti fiesolani lo scorso maggio. Se per Lorenzo Cinatti è stata un’importante conferma, avvalorata da un elevatissimo consenso, per il violoncellista Alain Meunier si tratta invece del primo mandato. Nato a Parigi, porta a Fiesole la sua lunga esperienza di concertista, il suo entusiasmo e la sua acclarata competenza, che da tempo lo destinano ad incarichi prestigiosi. Professore onorario dei Conservatoires Nationaux Supérieurs di Lione e di Parigi, è anche direttore artistico del Festival d'Entrecasteaux (Var). Dirige inoltre il Concorso e il Festival Quatuors à Bordeaux, e nella stessa città presiede il Pôle d'Enseignement Supérieur Musique et Danse.

Intervista a Giampaolo Pretto

Sono 297 i giovani musicisti che stanno partecipando alle audizioni per entrare nell’Orchestra Giovanile Italiana 2017: il numero, davvero alto (ed in crescita costante negli ultimi anni), rende la Scuola orgogliosa ed ancora più responsabilizzata nei confronti di un progetto didattico di grande impegno e visibilità come l’OGI. Di questo ed altro parliamo con Giampaolo Pretto, dal 2012 maestro preparatore della Giovanile e da sempre vicino alla Scuola, prima come giovanissimo primo flauto dell’OGI, dal 2000 come docente dell’orchestra per la preparazione individuale dei flauti e la sezione fiati, e dal 2014 nei Corsi di Perfezionamento per la musica da camera.

Questi numeri parlano chiaro: entrare nell’Orchestra Giovanile Italiana è un obiettivo importante, per i giovani musicisti.
Sono davvero orgoglioso di questi risultati, resi ancora più eccezionali dal contesto nel quale attecchiscono, visto che mai prima d'ora, in Italia, si era assistito ad una simile corsa, scomposta e scoordinata, a fondare compagini giovanili; in gran parte finalizzate a sfruttare professionalità (peraltro non pienamente formate) a basso costo.
L'OGI dimostra invece ancora una volta, dopo trentadue anni, di essere un'iniziativa con dei tratti di eccezionalità evidentemente indiscussi, in primo luogo, da chi ne fruisce.
E non parlo solo dei giovani, che la scelgono per la qualità e serietà che le vengono riconosciute da tutti coloro che vogliano definirsi un minimo obiettivi e perfino dai competitori…

Èva Erna Szabó racconta il suo Erasmus+

L’anno accademico 2015-2016 ha visto la Scuola raccogliere i primi frutti dell’adesione al programma Erasmus+: allievi e docenti hanno iniziato a beneficiare della mobilità internazionale prevista dal progetto, frequentando i corsi delle istituzioni europee inserite nel circuito.
Tra le esperienze più significative, la venuta a Fiesole della violinista Karin Regina Florey, docente presso il Landeskonservatorium di Feldkirch, Austria, che ha effettuato una masterclass dedicata agli studenti dei Corsi di Base della Scuola, in particolare agli allievi di Èva Erna Szabó, a sua volta ospite della città austriaca nell’ambito del progetto di scambio.

Intervista a Fabrizio Falasca

Il violinista Fabrizio Falasca, già allievo alla Scuola del Corso di Perfezionamento di Felice Cusano, ha ottenuto importanti affermazioni professionali nell’ultimo anno: ha recentemente vinto il concorso di spalla alla Tiroler Symphonie Orchester Innsbruck, ed ha collaborato per alcuni mesi con la Philharmonia Orchestra di Londra, nei ruoli di concertino e spalla. Gli abbiamo rivolto alcune domande:

Innanzitutto, complimenti vivissimi!  Con la vittoria del concorso per il ruolo di spalla nella Tiroler Symphonie Orchester di Innsbruck porti il tuo violino partenopeo tra le prealpi tirolesi: un bel cambiamento…
Grazie per la stima! In seguito all'esperienza vissuta come spalla con la Tiroler Festspiele Orchestra di Erl del maestro Gustav Kuhn, e consapevole della tradizione musicale austriaca, ho avuto la possibilità di apprezzare la qualità delle orchestre ed in particolare di quella di Innsbruck. L’affermazione al concorso di spalla rappresenta sicuramente un cambiamento importante nella mia carriera artistica. A breve finalmente avrò modo di lavorare per la prima volta con i nuovi colleghi e confrontarmi con una differente realtà. Sono certo che sarà un’opportunità preziosa di arricchimento reciproco.

Intervista a Marco Toro

Un altro dei brillanti strumentisti che hanno frequentato i corsi dell’Orchestra Giovanile Italiana siede stabilmente tra i leggii dell’Orchestra del Teatro alla Scala, nel ruolo di prima tromba. Il suo nome è Marco Toro, e queste le sue risposte alle nostre domande.  

 Hai appena ricevuto la conferma definitiva del tuo ruolo, dopo il periodo di prova…come sono stati questi mesi nel teatro più celebre del mondo?
Sono stati mesi pesanti ed emozionanti allo stesso tempo: pesanti perché ho dovuto affrontare dei ritmi di lavoro ai quali non ero abituato, ed emozionanti per le sensazioni che ho vissuto. Devo ammettere che quando ho iniziato a Milano ero molto timoroso per quello che mi aspettava: il grande prestigio del teatro, i programmi molto impegnativi che dovevo affrontare, erano molti i dubbi con i quali ero alle prese: dopo aver rotto il ghiaccio però, con un concerto con la Filarmonica del teatro diretta dal Mº Chailly, mi sono subito sentito a mio agio, sostenuto dai colleghi della fila degli ottoni e dall'orchestra in generale, e quindi, come dicevo prima, l'entusiasmo ha fortunatamente avuto il sopravvento sui dubbi e sulle pressioni. Altri momenti salienti (emotivamente e trombettisticamente) di questo periodo sono stati la famosa 'Prima' del 7 dicembre con la Giovanna d'Arco di Verdi sempre con il M° Chailly, il balletto Cenerentola di Prokofiev con il M° Jurowski e la Quinta Sinfonia di Mahler con la Filarmonica, in tournée e a Milano con il M° Chung. 

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