L’8 e il 9 maggio la violinista Vera Martínez Mehner sarà a Fiesole per una masterclass dedicata ai giovani quartetti. Musicista talentuosa e poliedrica, Vera Martínez lega il suo nome ad un complesso di grande notorietà internazionale come il Cuarteto Casals, da lei fondato nel 1997. Felici del suo ritorno alla Scuola, dove l’ensemble ha frequentato l’Accademia del Quartetto, le abbiamo rivolto alcune domande.

Il suo ritorno a Fiesole in veste di docente è per noi una festa. Può raccontarci come è iniziato il suo rapporto con la Scuola? Ricordo che il Cuarteto Casals prese parte all’Accademia del Quartetto del 2005, che ospitava tra i prestigiosi docenti anche György Kurtág
Ricordo bene il nostro primo viaggio e la visita a Fiesole, che in realtà precedette di molto la nostra partecipazione all’Accademia del Quartetto nel 2005. Era probabilmente il 1997, o forse il 1998 quando Antonello Farulli, il nostro primo insegnante di quartetto, ci invitò a venire a Fiesole per preparare un concorso. Ci ospitò a casa sua e ci impartì molte lezioni, e in quell’occasione ci mostrò la Scuola e la famosa pizzeria, che non so se c’è ancora...

La pizzeria è ancora lì, e fronteggia insieme a tutti noi questo difficile periodo… ma torniamo ai ricordi
I miei primi ricordi fiesolani sono come dicevo legati alla bellissima amicizia con Antonello, che da quel momento si è sviluppata, e alla fantastica opportunità che abbiamo avuto di lavorare con György Kurtág, una vera pietra miliare nello sviluppo del quartetto. Così posso dire che Fiesole ci ha visti appena nati, ed è stata di enorme importanza come guida per noi attraverso le Accademie del Quartetto cui abbiamo preso parte, nel 2005 e nel 2008.

La fondazione del Casals era infatti avvenuta nel 1997, nella classe di quartetto che Antonello Farulli aveva ereditato da Piero presso la Escuela Superior de Música Reina Sofía di Madrid. Cosa ha significato per lei iniziare così presto un’attività in ensemble, mentre anche come solista stava raggiungendo traguardi prestigiosi?
Siamo stati molto fortunati a trovarci in un gruppo così desideroso di suonare insieme, ben equilibrato nonostante fossimo così giovani. Volevamo tutti prendere le cose sul serio e questo era prioritario rispetto alle possibili carriere solistiche. Gli inizi non sono stati facili, ma eravamo molto convinti che il quartetto fosse la decisione giusta, anche se alcuni di noi avevano meno di 18 anni! È stato decisivo poter contare su insegnanti che in ogni momento ci hanno incoraggiato ed entusiasmato, per far sì che ci innamorassimo dei quartetti per archi e desiderassimo tanto suonare quel repertorio.

La preparazione del quartetto si è avvalsa anche del magistero didattico del Quartetto Alban Berg. Cosa significa confrontarsi con i mostri sacri?
Il Quartetto Alban Berg è stato… quattro grandi insegnanti! Abbiamo potuto beneficiare della loro esperienza e dei loro consigli in molti modi diversi. Ma devo dire che tutti gli insegnanti che abbiamo avuto sono stati davvero importanti, e anche poter lavorare con i compositori viventi tra cui, come dicevamo, un mito come György Kurtág, è stata una meravigliosa esperienza musicale.

La musica ha scelto di abitare presso la famiglia Martínez Mehner: oltre a lei c’è anche suo fratello Claudio, fantastico pianista, col quale lei suona in duo. La tradizione musicale prosegue dalle generazioni precedenti?
In realtà c’è anche un fratello maggiore che è un grande musicista - anche lui pianista - quindi siamo tre fratelli e tutti e tre musicisti; ma è abbastanza interessante il fatto che nessuno dei nostri genitori lo sia. Tuttavia entrambi amano la musica, e siamo loro molto grati per averci incoraggiato con convinzione ad intraprendere questa strada.

La nascita del Cuarteto Casals ha riempito un vuoto nella vita musicale spagnola, ed ha segnato un nuovo impulso nella formazione di nuovi ensemble cameristici. Qual è la situazione attuale, in Spagna?
Se guardiamo indietro, a com’erano le cose quando abbiamo iniziato nel 1997, e poi pensiamo a quale sia la situazione adesso, possiamo dire con orgoglio che da allora c’è stato un grande incremento del numero di fantastici quartetti d’archi spagnoli. Ma, fondamentalmente, l’intero livello strumentale, specialmente per quanto riguarda gli strumentisti ad arco, si è innalzato molto negli ultimi 30 anni.
Questo è avvenuto grazie a una meravigliosa scuola di Madrid che abbiamo già ricordato, l’Escuela Superior de Música Reina Sofía, che insieme ad altre iniziative e alla passione di tanti insegnanti capaci ha reso possibile questa nuova realtà. E anche noi siamo stati parte del movimento, aprendo la strada ai nuovi quartetti d’archi.

Il Cuarteto Casals ha mantenuto una caratteristica non consueta, quella di alternare tra i due violini i ruoli di primo e secondo. Quali sono i motivi di questa scelta? L’alternanza è legata al repertorio, oppure vale anche per una stessa opera?
Ci alterniamo in base al repertorio ed al periodo musicale.
Anni fa abbiamo iniziato ad avvicinarci alle prassi esecutive storicamente informate utilizzando gli archi barocchi, così facciamo una chiara differenziazione stilistica. In tutti i pezzi barocchi, classici e del primo romanticismo Abel Tomàs suona come primo violino, mentre in tutti i pezzi romantici, del ‘900 e contemporanei il primo violino sono io.
Questo ci offre la possibilità di essere due quartetti in uno e di mettere maggiormente a fuoco ogni opera, in modo diverso. Inoltre è anche molto salutare per il gruppo, se ci scambiamo i posti!

Molto saggio, direi…
Anche la composizione contemporanea trova ampio spazio nel repertorio del quartetto, e mi è sembrata bellissima l’iniziativa di accompagnare i concerti dell’integrale beethoveniana con l’esecuzione di opere nuove in ogni concerto
L’idea alla base di questa iniziativa era ricordare all’ascoltatore che, al tempo della composizione, i quartetti di Beethoven erano anche opere completamente nuove e contemporanee: il modo in cui ci poniamo all’ascolto dovrebbe sempre partire da questa considerazione.

Lei sarà a Fiesole per due intense giornate di lezione: quali spunti ritiene importante offrire ai giovani quartetti, in un incontro di questo tipo?
Spero di poter dare loro un supporto in vari modi, attraverso suggerimenti e idee musicali da discutere insieme; vorrei offrire ai giovani quartetti informazioni, strumenti di lavoro, idee e spunti, proporre alcune tecniche di studio in prova, ed aiutarli ad affrontare i problemi, compresi quelli che riguardano lo sviluppo dell’attività, e anche tante altre cose… penso che saranno due giornate davvero molto intense!

20 marzo 2021