Anche i giovani musicisti del progetto Erasmus+, partiti (o arrivati) pieni di entusiasmo, hanno visto la pandemia “congelare” le loro esperienze, in modo del tutto imprevedibile solo pochi mesi fa. Abbiamo contattato tre di loro, per farci raccontare come stanno affrontando la situazione: sono Sarvin Asa, violoncellista della classe di Augusto Gasbarri, Lorenzo Manzotti, chitarrista allievo di Silvano Mazzoni e David Arnau Macià, cornista spagnolo che a Fiesole frequentava le lezioni di Alberto Serpente e Luca Benucci.

Come state, ragazzi? Dove vi trovate? 
Sarvin: Sto bene e sono a Stavanger, nella Norvegia sudoccidentale, in uno studentato internazionale dove, una volta annunciata la chiusura delle università, siamo rimasti solo in dieci. Gli studenti provengono da ogni parte del mondo e mi ritengo fortunata, perché c'è una bella atmosfera.
Lorenzo: Io invece mi trovo a Valencia, attualmente a casa di amici, dopo che tutti i coinquilini della casa dove abitavo sono ripartiti.
David: Dalla prima settimana di marzo sono tornato in Spagna, e adesso sono con la mia famiglia. Un mese prima che iniziasse il confinamento avevo deciso di venire a trovare i miei genitori, e una settimana più tardi i voli di connessione fra Spagna e Italia venivano vietati dal governo spagnolo. La mia situazione sarebbe stata veramente diversa se non avessi fatto questa scelta.

Come si svolgono le vostre giornate? Condividete spazi comuni di vita pratica (e pensieri) con altri studenti, oppure siete da soli e comunicate per via telematica?
Sarvin: Studio, suono, preparo gli esami che posso dare da lontano, cucino moltissimo, corro e leggo all'aperto quando le temperature superano i 6° e c'è il sole (nonostante qui in Norvegia non ci sia l’obbligo di restare in casa, le persone seguono la raccomandazione di non uscire, anche perché fa ancora troppo freddo per desiderare di star fuori!). 
Abbiamo alcune stanze lasciate vuote dagli studenti che sono ripartiti, e le utilizziamo per stare insieme, anche se evitiamo di radunarci tutti contemporaneamente. 
Lorenzo: Condivido la casa con due flautisti e una violinista decisamente stakanovisti, cosicché ogni mattina mi risveglio in un continuum aleatorio per il suddetto organico.
Siamo tre ragazzi italiani e una ragazza spagnola e mangiamo sempre insieme, in una perenne sfida culinaria tra Firenze, Milano, Torre Annunziata e l'indipendentismo della piccola Picassent (città della comunità autonoma valenciana n.d.r.); la sera giochiamo a carte e in frigo non manca mai una cerveza fresca o del buon jamòn
David: Studio, anche se il mio strumento è rimasto a Firenze, e trascorro molto tempo con la mia famiglia. A causa del confinamento non posso incontrare gli amici, ma grazie alle nuove tecnologie riusciamo almeno a vederci.

Fate lezione online? Riuscite a mantenere il contatto con gli insegnanti dei corsi che avevate iniziato a frequentare prima dell'interruzione delle lezioni "in presenza"?
Sarvin: Faccio lezione di violoncello, ma tutte le attività settimanali di masterclass e lezioni aperte (bisognava regolarmente suonare di fronte agli altri studenti, soprattutto tra violoncellisti, cosa che trovavo estremamente stimolante) e progetti di musica da camera sono sospesi. Così, anche se essendo quasi tutti musicisti possiamo suonare a qualsiasi ora, mi rendo conto di non avere la produttività di prima, perché talvolta sento mancare la motivazione che era data da tutte le attività ora sparite.
Lorenzo: Le lezioni proseguono online, e così andrà a finire l'anno scolastico. La cosa non è entusiasmante: ascoltare una voce robotica e disturbata in video è diverso dal vivere una situazione di classe, ma almeno niente si è fermato, i programmi continuano e non lasceremo a metà niente di quello che abbiamo iniziato.
David: Sì, senza nessun problema. Credo che questo sia il miglior vantaggio del secolo in cui viviamo, grazie ad internet posso continuare facendo tutte le lezioni da casa, e non sento così tanto la distanza. Certo non è lo stesso che fare le lezioni in presenza, però in questo periodo la priorità, ovviamente, è un’altra.

Come vi sentite, Sarvin e Lorenzo, in questa strana "bolla" di sospensione che state vivendo al quadrato, cioè lontani anche da casa?
Sarvin: Non è facile. Al momento devo seguire quotidianamente le news di 2 paesi (più l'Iran, dove si trova il resto della mia famiglia) con politiche piuttosto diverse, per capire come procedere con i miei studi, quando e come dare esami in Norvegia e a Fiesole, quando e come finire i miei studi e soprattutto cosa fare dopo, essendo io all'ultimo anno. 
Non sempre è facile comunicare a distanza, e i processi sono piuttosto lenti; oltretutto ognuno in questo periodo ha le sue difficoltà, quindi a volte bisogna soltanto aspettare pazientemente.
Mi ritengo fortunata perché la mia famiglia sta bene e perché qui ho persone care che mi sono vicine, ed essendo sempre stata fuorisede sono abituata a comunicare telematicamente con la mia famiglia. Tuttavia le ansie e le preoccupazioni del momento non sono poche, anche se cerco di affrontare il tutto con creatività e fiducia, nella consapevolezza che c’è chi sta vivendo esperienze ben più drammatiche. 
Lorenzo: Non nascondo che siamo davvero dispiaciuti: avevamo immaginato questa primavera come qualcosa di speciale, il nostro bell'Erasmus in una fantastica città di mare come Valencia, dove vivevo in una casa sulla spiaggia! Non aspettavamo altro che aprile, e invece è arrivata la pandemia, e siamo sempre in casa, senza voli per tornare, dicendoci che forse tornare sarebbe addirittura peggio. Ogni disagio è comunque ribaltabile in un'opportunità: si studia di più, si legge, si approfitta del tanto tempo a disposizione, ma rimane il fatto che questa non è una vacanza, ma una crisi sanitaria e ciò non culla gli animi, li inquieta. In ogni caso sto bene, c'è un disagio collettivo a cui non possiamo non partecipare, ma cerchiamo di fare in modo che niente possa abbattere la nostra voglia di vivere!

E tu, David, da quanto avevi iniziato a frequentare la Scuola? Hai fatto in tempo a farti nuovi amici in Italia? Partecipi attivamente alla didattica a distanza della Scuola?
Sono stato a Fiesole fin dall’inizio dell’anno scolastico. È stato un periodo bellissimo, in cui ho potuto conoscere persone di grande livello, e mi dispiace davvero tanto che questa crisi abbia accorciato il mio soggiorno in Italia. Non voglio rinunciare alla speranza che potremo ritrovarci tutti, prima di finire quest’anno, e voglio ringraziare la Scuola per aver organizzato subito uno spazio dove possiamo stare in contatto con i nostri docenti… mi aiuta moltissimo!