Al telefono con… Pavel Vernikov

Dopo molti anni di appassionato insegnamento presso la Scuola, Pavel Vernikov ha espresso il desiderio di dedicare un po’ più di tempo alla famiglia e quest’anno sarà in congedo di paternità. Il suo grande, immutato affetto per la Scuola lo spinge tuttavia a chiedere spesso notizie delle tante attività che si svolgono alla Torraccia, ed a condividere con noi le belle novità che lo riguardano.
Ecco cosa ci ha detto in una recente chiacchierata telefonica dalla Svizzera…

Poche settimane fa ti sono state conferite ben due onorificenze…vuoi raccontarci?
A Odessa, la mia città, si tiene un importante festival, Il violino d’oro di Odessa, che fin nel nome ricorda come la città sia da sempre ricca di talenti musicali.
Quest’anno sono stato invitato per un bel progetto con orchestra, con cui il festival desiderava festeggiare il mio 65° compleanno. Con mia grande sorpresa, a metà della serata il Sindaco di Odessa mi ha voluto accanto a sé sul palco per consegnarmi pubblicamente un premio, con cui la città e il Paese ringraziano le personalità artistiche che operano nella diffusione al più alto livello della cultura ucraina nel mondo.
Mi ha fatto molto piacere ricevere un riconoscimento dalla mia città natale, che ho lasciato molto tempo fa, ma con la quale mantengo un rapporto affettivo molto forte, testimoniato dalle tante serate di musica e parole che le ho dedicato con lo spettacolo Adesso Odessa, insieme a Moni Ovadia.
Subito dopo sono andato a suonare in Armenia, un’altra terra alla quale sono affezionato e dei cui drammi sono da sempre molto partecipe.
Due anni fa avevo dedicato uno spazio al centenario del genocidio armeno, nel mio Sion Festival, in Svizzera, con un pezzo commissionato per l’occasione ed eseguito da un coro armeno. C’erano state molte manifestazioni simili, nel 2015, ma tutte per iniziativa delle rappresentanze armene nel mondo, mentre io mi ero mosso in totale autonomia, spinto solo dalla compartecipazione umana alle sofferenze del popolo armeno, al quale mi sento idealmente vicino. Evidentemente questa vicinanza è stata recepita ed apprezzata, e così, in occasione del mio concerto a Erevan, ho ricevuto una seconda onorificenza, stavolta dal Ministero della cultura. Si tratta di una medaglia d’oro che viene conferita a personalità straniere che uniscono grandi meriti artistici all’amicizia con il popolo armeno.
In pochi giorni ho ricevuto ben due riconoscimenti importanti e del tutto inattesi al mio lavoro ed alla mia arte, e subito dopo mi è venuto da pensare che invece proprio nel paese in cui ho lavorato più intensamente negli ultimi 40 anni, dove i miei allievi siedono in tutte le orchestre, dove sono stato direttore artistico e insegnante dei corsi di Portogruaro, direttore artistico del Gubbio Festival e per 25 anni ho tenuto un’affollata classe di perfezionamento alla Scuola di Fiesole, insomma in Italia, nessuno ha mai pensato di offrirmi alcun riconoscimento per quanto ho fatto. Forse arriverà tra qualche decennio? Probabilmente sono ancora troppo giovane, ma in ogni caso avverto che non desidero onori postumi…

Attualmente sei in congedo di paternità, ma a Fiesole hai la tua casa…
La Scuola mi è molto cara: fui invitato nel 1992 per telefono dal Maestro Farulli, che con la sua voce tonante e perentoria mi disse: “Vernikov, ti piace la Scuola di Fiesole?”. “Certo che mi piace…”, risposi. E lui: “... allora vieni a lavorare qui, ti aspetto la settimana prossima!”.
Così è cominciata una bella avventura: sono venuto a Fiesole, nel suo piccolo studio abbiamo parlato a lungo e da subito la Scuola è entrata nel mio cuore. La Scuola di Fiesole è qualcosa di unico e prezioso, che non ha precedenti ed è stata oggetto di molti tentativi di imitazione. Un’unione di grande professionismo e alto valore sociale. Io ci ho lavorato tanto, così tanto da non riuscire neppure a ricordare tutti i violinisti che negli anni hanno seguito le mie lezioni. Continuo ad incontrarli in giro per il mondo, e perfino in Armenia, l’altro giorno, qualcuno mi si è avvicinato chiedendo se mi ricordassi di lui, ed è venuto fuori che si trattava di un allievo della Scuola! La Scuola è come un grande albero, che continua a dare frutti importanti.
Dopo tanti anni, però, ho sentito il bisogno di fermarmi un attimo e cercare di mettere un po’ d’ordine negli impegni e nell’organizzazione della mia vita.
Mio figlio Daniel ha cinque anni, lo vedo pochissimo, e desideravo stare di più con lui. Perciò ho rinunciato a venire a Fiesole, e non ho assunto altri impegni oltre quelli che avevo già, cioè la cattedra all’Università di Vienna e la classe a Sion, che fa parte dell’ Haute École de Musique de Lausanne. Non ho allargato ulteriormente la mia attività, perché le cose da fare sono tante, tra l’insegnamento e i concerti. Ogni anno vado anche in Giappone…

Infatti…se non sbaglio eri lì anche nel marzo 2011, durante i terribili giorni del terremoto e del disastro nucleare di Fukushima…
Proprio così: l’11 marzo sono sceso dall’aereo a Tokyo poche ore dopo la tragedia, ed ho ricevuto immediatamente la telefonata di mia moglie, che mi intimava di tornare subito indietro. Sono invece rimasto per sette giorni, lavorando più intensamente che mai per rientrare prima, in mezzo alle scosse di assestamento. Non era una situazione piacevole, ma non ho voluto mancare all’impegno preso, con tutte le conseguenze del caso, compreso un avventuroso viaggio di ritorno.

A proposito di tua moglie Svetlana… come sta? Anche di lei, ottima docente di violino, sentiamo la mancanza, qui a Fiesole…
Lavoro insieme a Svetlana Makarova da quando ci conosciamo, e sono molto felice di suonare con lei, non solo perché è una bravissima violinista, ma anche perché è l’unico modo per stare più insieme. Qualche anno fa Svetlana ha vinto a Losanna il concorso per il posto che era stato del grande Pierre Amoyal; concorreva alla stessa cattedra anche Renaud Capuçon, che sta facendo un’ottima carriera in tutto il mondo, ma per non rinunciare a nessuno dei due sono state aperte due classi, invece di una sola…una grande soddisfazione per Svetlana!
L’arrivo del bambino l’ha spinta a rifiutare molte proposte, tra le quali l’insegnamento a Fiesole. Comunque anche lei ama la Scuola: Fiesole le manca, e vorrebbe tornare…

Pensi che questo avverrà presto?
Torneremo senz’altro, perché vogliamo davvero un gran bene alla Scuola e a tutti voi.
Nel frattempo stiamo cercando di dare più spazio al piccolo Daniel che, con nostra grande preoccupazione, minaccia di essere violinista…

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