Riccardo Papa da Fiesole all’Europa (e ritorno…)

Incontriamo il giovane fagottista in un momento per lui molto importante, ed è l’occasione per ripercorrere insieme le tappe della sua articolata formazione professionale, che ha trovato nella Scuola un solido punto di riferimento.

Cominciamo dalle ultime novità…
Sono molto felice, perché da qualche mese sono membro stabile dell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, dove in febbraio ho vinto il concorso per il posto di secondo fagotto. Avevo già fatto il concorso lo scorso anno arrivando secondo idoneo, ma la collega che aveva vinto ha lasciato a graduatoria scaduta. Così ho dovuto rifare il concorso da capo.

Un notevole stress…
Fortunatamente la seconda volta è andata meglio (e non peggio!).
La prima volta eravamo in 70, così entrando nei camerini avevo avuto la visione piuttosto impressionante di una foresta di fagotti… questa seconda volta eravamo meno, ma la concorrenza era molto agguerrita, e su di me pesava comunque l’aspettativa data dal concorso precedente.
Volevo fortemente il posto che era stato bandito, anche perché avevo avuto modo di vivere il bellissimo ambiente di questa orchestra quando mi era stato proposto di coprire l’aspettativa che la vincitrice del concorso precedente aveva chiesto, in attesa di prendere una decisione definitiva.
Il lavoro comunque non mi mancava, dal momento che avevo ottenuto varie idoneità presso orchestre quali l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra del Teatro alla Scala, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana

Ottimo…e quindi hai “capitalizzato” questi risultati?
Proprio così: nel periodo tra il primo e il secondo concorso a Venezia ho collaborato con queste orchestre, facendo delle belle esperienze di cui ricordo in particolare i programmi sinfonici con Donato Renzetti, e con Myung-whun Chung a Venezia (con quest’ultimo abbiamo appena terminato la produzione di Macbeth alla Fenice, e ci rivedremo per il tradizionale concerto di Capodanno) oltre all’esperienza con l’Orchestra di Santa Cecilia, con la quale in quel periodo ho collaborato tra l’altro per tre tournée, in Svizzera nell’agosto 2017, in Germania nel gennaio di quest’anno, e a marzo negli Emirati Arabi, sempre sotto la direzione di Antonio Pappano.

Ripartiamo da capo… qual è stato il tuo percorso?
Ho cominciato qui a Fiesole a 10 anni e non so dire bene perché scelsi il fagotto. Ricordo che avevo pensato di provare anche il clarinetto ed il flauto traverso. Cominciai col clarinetto, ma non riuscii ad emettere alcun suono (nonostante il clarinetto sia tra i fiati lo strumento con la maggiore facilità di emissione). Quando invece andai a provare il fagotto, il maestro Lorenzo Bettini mi disse che avevo l’imboccatura perfetta e naturale, e che ero nato per suonare il fagotto. A quel punto decisi di non provare affatto il flauto traverso… avevo già trovato il mio strumento!
Poco tempo dopo scoprii che il nonno di mio nonno era fagottista, evidentemente ce lo avevo nel sangue!

Incredibile!
I miei genitori non sono musicisti, ma molto appassionati, e desideravano che sia io che i miei fratelli studiassimo musica seriamente. Avevamo iniziato con la collaborazione di un direttore d’orchestra che abitava vicino a casa nostra, e veniva a darci lezioni di pianoforte, ma i miei volevano che studiassimo in maniera meno discontinua, e quindi ci hanno portati tutti e tre qui a Fiesole: Leonardo con la viola, che ha continuato con ottimi risultati (attualmente è stabile presso l’Orquesta Sinfonica de Madrid) e Francesca, la più piccola, col violino e poi col canto corale.

Mai dubbi?
Come per tutti ci sono i momenti difficili, ma anche durante l’adolescenza il desiderio di fare il musicista era davvero forte... piuttosto mi capitava di saltare le lezioni del Liceo Classico Galileo, per venire qui a studiare. Nei giorni in cui avevo lezione dopo la scuola uscivo la mattina col fagotto, con la scusa che almeno non avrei dovuto ripassare da casa e invece… venivo direttamente qui. Tra me e me pensavo: “non vedo l’ora di finire la scuola e poterlo fare tutti i giorni!”.

Lo possiamo scrivere?
Certo, è passato un bel po’ di tempo, da allora, e ormai i miei genitori lo sanno…
Comunque la loro pressione, in tema di studio, è stata notevole. Ricordo che di ritorno dall’orale dell’esame di maturità, vedendomi rilassato davanti ad un videogioco mia madre mi apostrofò: “Ma come, non vai a studiare il fagotto? L’esame del diploma è in settembre!”
Quella volta mi arrabbiai parecchio, ma sono consapevole di dover ringraziare i miei genitori, che oltre a sostenermi mi hanno sempre pungolato.

Quindi ti sei diplomato subito dopo la fine del liceo…
Era il 2006, e avevo 18 anni (ero andato a scuola con un anno di anticipo).
Subito dopo il diploma, al quale mi aveva portato Lorenzo Bettini, ho cominciato a frequentare i corsi dell’Orchestra Giovanile Italiana, e approfittando della convenzione della scuola con il Conservatorio di Ferrara ho frequentato e terminato un Biennio di musica da camera. Valevano per il Biennio sia le lezioni di orchestra, sia quelle di musica da camera, e anche le masterclass strumentali, mentre ogni dieci giorni andavamo a Ferrara per una giornata intensiva di lezioni teoriche.
Rimasta da fare solo la tesi, avevo anche iniziato a studiare alla Musik Hochschule di Freiburg im Breisgau, in Germania.

Perché proprio Friburgo?
Avevo un amico che era andato a studiare lì e si trovava molto bene; fu lui a suggerirmi di andare a trovarlo e fare una lezione di prova.

In genere ci si sposta seguendo un insegnante…
Vero, però io lo avevo già fatto, prendendo privatamente in Germania lezioni da Ole Kristian Dahl, allora primo fagotto dell’Orchestra della Radio di Colonia, e professore a Mannheim.
A Freiburg ho trovato una struttura fantastica, un ambiente molto stimolante e un ottimo insegnante, Diego Chenna. Avevo fatto con lui una sola lezione e mi era piaciuto. Feci l’esame d’ammissione e appena finita l’OGI mi trasferii. Ho ancora impressa la prima volta che lo sentii suonare in concerto. Mi ero appena stabilito a Freiburg, e la scuola aveva organizzato un concerto di presentazione proprio per il Professore di Fagotto (era entrato da poco più di un anno). Pensai: sono nel posto giusto!!
Era l’aprile del 2009, e sono rimasto lì fino al giugno del 2017.

La Germania ti ha proprio conquistato…
Diciamo che mi ha permesso di compiere un percorso di studi articolato e di completarlo con tante esperienze in orchestra, oltre ad essere stata un’esperienza molto formativa dal punto di vista della maturazione personale (quando mi sono trasferito avevo solo 21 anni). Ho iniziato con una specie di master biennale e poi ho frequentato un postmaster che si chiamava Advanced studies, una sorta di diploma solistico, che ho raggiunto nel 2013.

E poi sei rimasto ancora per quattro anni?
Durante l’assenza di Diego Chenna, in permesso di paternità per un anno durante il mio ultimo corso a Freiburg, ebbi la possibilità di fare lezione con alcuni fagottisti che erano venuti a supplire alla sua assenza.
Tra questi c’era Guilhaume Santana, e mi piacque così tanto che, una volta terminati i corsi di Freiburg, decisi di andare a studiare con lui a Saarbrücken. Nonostante la giovane età Santana ha fatto molte cose importanti: grazie alla stima di Claudio Abbado ha collaborato con l’Orchestra Mozart e col Festival di Lucerna ed è primo fagotto all’Orchestra della Radio di Saarbrücken.
Sono rimasto comunque a vivere a Freiburg, dove avevo l’opportunità di suonare spesso il repertorio operistico con l’orchestra del Teatro.
Nello stesso periodo sorse in me il desiderio di provare l’ammissione alla Musik Akademie di Basel, quindi feci l’esame di ammissione per cominciare il Master nel settembre del 2013.

Ancora un master? Si possono fare all’infinito?
Non saprei dire, ma ho potuto giocare sul fatto che si trattava di paesi diversi. Inoltre in Germania ogni regione ha regolamenti a sé, e i percorsi di studi non sono del tutto omogenei: a Friburgo non avevo potuto fare l’ammissione al master perché per loro i miei titoli erano già a livello di master, ma a Saarbrücken hanno considerato i titoli di Friburgo, che essendo di premaster e postmaster mi hanno consentito di fare il master (so che sembra un gioco di parole, ma è andata proprio così).
Per un anno e mezzo, una volta ammesso a Basilea, ho frequentato contemporaneamente Saarbrücken e Basilea, abitando a Freiburg.

Una faticaccia!
Sicuramente! Ma sentivo che era il percorso giusto per me e che ne sarebbe valsa la pena. Mentre Santana era diventato per me il punto di riferimento per la tecnica e per il repertorio orchestrale, mi ero convinto che Sergio Azzolini (il professore di Basilea) fosse l’insegnante adatto per il raggiungimento del mio massimo potenziale in termini artistici. Musicisti come lui al mondo ce ne sono veramente pochissimi. Ha avuto il posto di professore alla Musikhochschule di Stuttgart a soli 21 anni… la sua scuola è ricchissima, anche Diego Chenna, il mio maestro di Freiburg, è stato suo allievo. Insomma, sono risalito alle origini.

Interessante che i giovani musicisti italiani si spostino all’estero per perfezionarsi, e vi incontrino grandi maestri… italiani
Già… è proprio vero che l’Italia “esporta” i migliori fagotti in tutta Europa. Questo vale anche per i fagotti d’orchestra: sono italiani ad esempio il primo fagotto dell’Opéra di Parigi, i primi dei Berliner Philharmoniker e dei Wiener Symphoniker, e anche se provengono da scuole diverse alla fine si distinguono sempre. Abbiamo il fagotto nel nostro DNA!

A proposito di scuole, ogni volta che hai fatto un’esperienza con un insegnante diverso, oltre ad aggiungere hai anche dovuto togliere qualcosa?
Argomento delicato… la formazione che ho ricevuto da Lorenzo Bettini per moltissime cose era veramente solida, così non ho dubitato di ciò che avevo imparato qui.
Credo che questo succeda quando hai avuto un insegnante che ha dato una certa impronta; dal mio punto di vista ho cercato di prendere da ognuno quello di cui avevo bisogno per migliorare me stesso; l’ultimo, Sergio Azzolini, è stato l’insegnante di cui bisognava solo fidarsi ciecamente... e così ho fatto!
Per fortuna gli aspetti da mettere in discussione non erano posturali, ma più legati al fatto musicale, e poi per noi c’è il problema della costruzione delle ance: ogni insegnante ha il suo modo e io, alla fine, faccio… come mi ha insegnato Bettini. Nonostante abbia imparato molti accorgimenti strada facendo, quando ho avuto momenti di crisi ho sempre chiamato il mio primo maestro. D’altra parte sono stato nella sua classe dai dieci ai diciott’anni, e lo considero un secondo padre.

Hai continuato a vederlo, una volta terminato il corso qui?
Certamente, ogni volta che tornavo a Firenze venivo qui, quando c’era lui. Ed ho sempre trovato la porta aperta…

Ha condiviso le tue scelte?
È stato lui a mandarmi in Germania da Dahl e io ho seguito il suo consiglio a scatola chiusa, anche senza sapere chi fosse. Andavo due-tre giorni al mese a Colonia con altri due compagni di classe, Federico Loy -che sta facendo un master in pedagogia a Lucerna- e Jacopo Cristiani, che suona adesso in orchestra allo Staatstheater di Cottbus.

Tornando alla Germania, sei riuscito a completare tutti questi corsi?
Nel 2015, con le lauree a Basilea e Saarbrücken. Poi ho fatto un ultimo corso di studi ufficiale, un Master Solist a Basilea con Azzolini, che ha curato ulteriormente la mia preparazione solistica; nel frattempo desideravo un aiuto per il repertorio orchestrale e quindi, una volta terminate le lezioni con Santana, sono tornato a Fiesole per frequentare il corso di perfezionamento di Andrea Zucco, anche lui proveniente dalla scuola di Azzolini.

Quindi sei davvero tornato alle origini… anche geografiche?
Esattamente, e sono molto felice di averlo fatto, perché ritengo che la Scuola sia un luogo meraviglioso, e il percorso con Zucco è stato davvero importante per me, sia dal punto di vista fagottistico che da quello umano.

Oggi sei qui per fare lezione, se non sbaglio…
Infatti; ho cominciato sporadicamente l’anno scorso, sostituendo Andrea Zucco per le lezioni nel corso di base, visto che abito qui vicino e vengo davvero volentieri a Fiesole. Da quest’anno sono ufficialmente suo assistente. Entrambi abbiamo il lunedì come giorno libero dall’orchestra, così quando lui non può venire sa di poter contare su di me.

Quanti sono attualmente i piccoli fagottisti?
Sette, un numero cospicuo per un solo pomeriggio; infatti facciamo lezione senza pause cominciando… adesso! (sono le 13.10 n.d.r.)

Quindi devi andare…
Sì, ma prima vorrei dire qualcosa riguardo alla Scuola: è stata per me una seconda casa, in tutti i sensi, compreso il fatto che mi ha sempre accolto, permettendomi di venire a studiare anche quando tornavo da fuori per brevi periodi e non frequentavo qui nessun corso.
Mi piace arrivare la mattina presto e studiare tra queste mura, dove non ci sono distrazioni e il lavoro procede con maggior efficacia.

Hai qualche altra passione, oltre la musica?
Il calcio. Ho smesso con l’attività agonistica, ma gioco nella squadra dell’orchestra, dove ci divertiamo un sacco… abbiamo perfino le nostre borse, con la scritta AC Fenice.

Qual è il tuo ruolo?
Sono il numero 10… in un gruppo di “malati di calcio”. Durante l’anno giochiamo fra noi, ma lo scorso 1° maggio abbiamo partecipato al Torneo degli enti lirici tenutosi a Milano, con la Filarmonica e l’Orchestra della Scala, e le orchestre di Cagliari e Genova unite, oltre all’orchestra slovena di Maribor e quella svizzera di San Gallo.

Avete vinto?
No, purtroppo, ma devo dire che nelle altre squadre prevalevano i macchinisti, che fisicamente sono parecchio più prestanti, mentre noi eravamo per la maggior parte musicisti. Comunque ci siamo divertiti ugualmente.

Immagino…a questo punto ci salutiamo, e buon lavoro!
Grazie… solo un’ultima cosa: vorrei rivolgere un ringraziamento a Giampaolo Pretto, che negli anni in cui ho frequentato l’Orchestra Giovanile Italiana preparava con grande cura la fila dei fiati; è stata la prima persona a darmi la consapevolezza di cosa vuol dire suonare in orchestra. Gli sono molto riconoscente, e con me lo sono tanti colleghi dell’OGI. Pretto ha lavorato in maniera sempre produttiva, relazionandosi con noi con la massima serietà senza metterci mai a disagio, nemmeno quando ci chiedeva di eseguire un passo da soli per verificare la nostra preparazione. La sua franchezza, la sua preparazione e la sua serietà sono stati davvero di grande aiuto alla nostra formazione.

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